Riceviamo e Pubblichiamo- Voci da un Mondo Possibile: Chiapas

La prima alba a Roberto Barrios  arriva con la sveglia del compa che entra nel salone della scuola del caracol adibito a dormitorio.

È anche la prima alba che condivido con Yaneth, la “votana”, la guardianache accompagnerà e condividerà con me questa esperienza dell’escuelita “La libertad segun l@s zapatistas”.  Yaneth, mujercholcampesina di una comunità a 6 ore di carreteradal caracol e ad altre 3 di cammino, dimostra la stessa emozione mischiata a nervosismonell’avvicinarsi e prepararsi a condividere con una ragazza proveniente da chissà quale lato di mondo questa esperienza. È un viaggio..

 

trasporto zapatista

 

Un viaggio iniziato il giorno precedente, 24  dicembre, al CIDECI di San Cristóbal de Las Casas, con la partenza  delle prime carovane di colectivos, redilas e autobus che accompagneranno gli alunni e le alunne ai 5 caracol tra gli Altos del Chiapas.

Dopo  8 ore di viaggio nel cassone di un redile, tra conversazioni, discussioni e riflessioni ritmate dal suono jarocho della jarana di una compa di Veracruz, per me e per tanti altri futuri alunni ed alunne finalmente l’arrivo a Roberto Barrios.Il camioncino si ferma  e il suono degli applausi ci fa capire di essere arrivati. Scendiamo dal cassone e nella pallida oscurità delle 7 di sera, sotto una pioggia sempre piú fitta , due ali di centinaia di compagni e compagne con passamontagna ci accolgonoall’entrata del caracol e ci accompagnano sino all’auditorio. E’ il caracol V, que habla para todos. E’ il cuore centrico dello zapatismo che unisce i municipi appartenenti a questa zona.

Sul palco dell’auditorio si succedono le autorità della Junta de Buen Gobierno per dare le parole di benevenuto, mentre ci viene distribuito il piatto di riso e fagioli che, con qualche tostada e un caffè,in quel momento rappresenta la cena piú gustosa di sempre.

Segue  l’assegnazione a ciascun” votan” del proprio alunno o alunna. Alunni e guardiani attendono che il proprio nome venga pronunciato per conoscere la persona con cui si trascorreranno i  giorni successivi. Fra noi alunni l’emozione dell’attesa è palpabile: uno ad uno ci sentiamo chiamare e andiamo ad incontrare la persona che da quel momento e per tutti i giorni di escuelita costituirà il/la nostro/a compagno/a, il nostro punto di riferimento, la nostra “ombra”.

scuola in azioneAll’inizio risulta difficile capire la figura dei guardiani e soprattutto abituarsi alla presenza costante e vigile di una persona al tuo lato. Poi si capisce quanto sia stato discusso e ben pensato il ruolo di questi: ogni guardiano non deve lasciare il proprio alunno sino alla fine dei 5 giorni di escuelita, ne deve essere la guida, il maestro e l’interprete. Nonostante l’iniziale imbarazzo questo incontro si trasforma in una possibilità di conoscere e porre interrogativi al di lá dei libri e delle spiegazioni “formali” . Uomini, donne, ragazzi e ragazze provenienti dai diversi municipi autonomi del caracol, da tempo si preparano ed organizzano a lasciare le proprie case per viaggiare sino al caracol e successivamente ad altre e nuove comunità per accompagnare i propri alunni. Il votan segue e guida l’alunno lungo questo cammino di scoperta e crescita umana e politica.

Cosí, incontro Yaneth.

Si va al dormitorio e si scambia qualche timida parola. Yaneth  apre un quaderno e scrive il suo nome perchè io lo possa ricordare e chiede a me di scrivere il mio. Poi, sistema la coperta sopra il celofan posto sul pavimento di cemento accanto al mio saccoapelo, si toglie il passamontagna e si prepara per dormire. Conosco cosí per la prima volta il volto della mia guardiana e in quello stesso istante mi guardo attorno.  Intravedo gli sguardi delle altre ragazze conosciute durante il viaggio con le proprie guardiane, stese a terra o sulle amache.  Discorrono e sorridono timidamnte ed in quel modo umile esemplice che cela tutta la curiositá e la bellezza di un primo incontro tra persone che si vogliono conoscere e scoprire. Alunne messicane e straniere provenienti da qualsiasi parte del globo, sedute a terra insieme alle proprie guardiane indigene appartenenti a una delle tantissime comunità autonome del Chiapas. Percepire, osservare e condividere la femminilità e l’umanità di queste ragazze-donne dietro il passamontagna e capire quanto siamo tutte simili e tanto diverse, causa un’emozione inspiegabile che rimescola tutti gli anni passati a leggere, studiare ed immaginare “la figura della donna zapatista in Chiapas”. Ora quelle donne le avevo attorno a me, senza paliacate o passamontagna sul volto e semplicemente in tutta la loro umanità di donne.

In quel momento ho percepito che l’incontro tra queste persone, l’inevitabile dialogo interculturale che si attiva dalla condivisione di spazi e tempi durante questo evento eccezionale dell’escuelita é una delle forze politiche di questo progetto.  Due persone, con tutta la carica peculiare delle loro storie e dei loro vissuti, si apprestano ad intraprendere un viaggio insieme di crescita e scoperta reciproca per poi tornare alla propria realtá con un vissuto in comune da condividere.

L’indomani il bungiorno nell’auditorio, la colazione con riso e fagioli, tostadas e caffé e l’ inizio della sessione introduttiva alle tematiche presenti nei quattro libri e nei due dvd consegnatici al momento della registrazione al CIDECI. Autonomia, resistenza e partecipazione delle donne sono gli argomenti che vengono affrontati sotto forma di testi e racconti collettivi di esponenti della Juntas de Buen Gobierno  e dei vari municipi autonomi.

pane zapaParlano soprattutto donne, che spiegano come dopo 19 anni dall’insurrezione del 1 gennaio il movimento abbia raggiunto mete e risultati in tutte le cinque zone,a livello locale e municipale. Si parla di conquiste nel campo educativo, sanitario e agroecologico. Si afferma con convizione che “la legge del mal governo non si applica in questi territori. Adesso, dopo il 1994 abbiamo fatto e stiamo facendo molto. Nessuno ce lo ha insegnato, semplicemente abbiamo visto che era il modo piú sano di farlo. Con tanti errori da risolvere, andiamo avanti”. Una semplicitá ed umiltà di espressione è quella che caratterizza le voci che parlano di governo autonomo, resistenza autonoma e partecipazione delle donne, le tematiche presenti nei libri ed oggetto di studio durante i giorni di permanenza all’interno delle proprie famiglie. Un accento particolare viene posto al ruolo che le donne hanno conquistato e stanno ricoprendo nel cammino collettivo, all’interno delle basi di appoggio e nella Junta de Buen Gobierno, interpretando e rivendicando il proprio ruolo di donne, indigene e ribelli.

Le voci dal microfono spiegano il perché dell’escuelita il suo essere una forma di apertura del movimento per diffondere e spiegare come ogni municipio resiste e costruisce la propria autonomia.

Poi, a ciascuna coppia viene indicato in quale municipio ci si appresterà a viaggiare per raggiungere la comunità in cui vi é la famiglia che ospiterà alunno e guardiana durante i 3 giorni successivi.

Con una logistica e precisione invidiabile, i compas organizzano i gruppi di studenti e guardiani ed i passaggi alle relative comunità.

Con Yaneth e questa volta a bordo di un colectivo, parto alla volta del municipio Vicente Guerrero, a due ore e mezza dal caracol. In compagnia e con la guida della mia votana, guardiana e maestra  inizia un cammino all’interno di una comunità e tra la sua gente, nuove per entrambe. Per me e e per gli altri 7 alunni a cui é stata assegnata questa comunità, si apre un percorso di scoperta di luoghi, volti e paroledi una ribellione collettiva che prima di essere tappa storica e politica, è vita quotidiana e condivisione. Si tratta di una comunità per metà zapatista, con tutte le difficoltà del caso. Ma anche particolarità.

La comunità ci aspetta sulla cima della collina in cui sorge  la scuola autonoma: donne sulla destra  e uomini sulla sinistra ci accolgono con il saluto “w la escuelita zapatista, w los alumnos nacionales e internacionales” “w la sexta nacional e internacional”. Presentarmi al loro entusiasmo e voglia di accogliere noi  “visitanti” stranieri all’interno delle proprie case per condividere con noi la loro lotta, rende qualsiasi mia parola inevitabilmente banale e scontata.

Si aprono giorni di convivenza, condivisione e discussione all’interno della propria famiglia e con tutta la comunità, impegnata e ben organizzata per mostrarci e spiegarci i vari aspetti del lavoro autonomo. Si segue il ritmo quotidiano collettivo ed ogni giorno la sveglia anticipa le prime luci dell’alba. Con la guardiana e le donne di casa  si svolgono i lavori domestici e si macina il grano per preparare le tortillas della giornata. Successivamente ci viene mostrato il lavoro all’esterno della casa: nella mia comunità l’occupazione principale è l’allevamento del bestiame e la coltivazione,  a cui si dedicano uomini e donne con una gestione collettiva delle mansioni e della distribuzione della carne. Le donne gestiscono la panaderia autonoma, il cui prodotto viene distribuito all’interno della cooperativa della comunità. Abbiamo cosí la possibilità di toccare con mano i vari aspetti dell’organizzazione autonoma descritti tra le pagine e le testimonianze riportate nei libri.a dorso

“Quando abbiamo iniziato non sapevamo che questo si chiamasse Autonomia. Questa parola è arrivata dopo, semplicemente questo è quello che abbiamo sempre fatto con la nostra terra e volevamo continuare a fare.”

Le ore del pomeriggio sono quelle dedicate alla convivenza all’interno della casa e allo studio  con la guardiana e la famiglia. È in questi momenti ch nascono conversazioni, discussioni e momenti di confronto che mi permettono di chiedere, interrogare ed esprimere tutta la mia curiosità e conoscere di più attraverso le loro parole. Si tratta di momenti preziosi, a livello umano, político ed antropológico che soppiantano qualsiasi teoría od immaginario creato in tanti anni passati a leggere, studiare ed immaginare il movimento zapatista. In questi momenti tutto si umanizza e si capisce quanto la grandezza dell’EZLN sia dato da persone qualsiasi, in carne ed ossa,campesinos, donne e uomini, anziani e bambini che “semplicemente” lottano quotidianiamente per poter vivere la propria terra.Per me è l’occasione di riscoprire la potenza di parole efficaci e la bellezza di azioni concrete per la costruzione di un cammino che sia davvero collettivo.

I tre giorni di convivenza all’interno della famiglia si chiudono con una grande despedida, con caldo de cerdo  e tortillas. Gli occhi lucidi di uomini e donne ed i sorrisi dei bambini nel salutare e ringraziare “questi compañer@s internacionales y nacionales, venuti da lontano per conoscere ed imparare dalla nostra autonomia” dona forza poetica a questo momento di incontro politico ed umano altamente elevato. Nel collectivo di ritorno al caracol la forza delle immagini impresse nei nostri occhi copre il silenzio delle nostre voci. “Palabras sobran y al mismo tiempo faltan” per descrivere la potenza di questo incontro di “desaprendizaje”. Ognuno di noi sente di essere in debito, con tutte le persone che con i loro gesti e le loro parole hanno fatto di questi giorni una palestra di vita.

Passando gli ejidos che si stagliano lungo la strada sterrada che porta fino al caracol, ripenso alle parole della mia votana: “è una scuola per voi, ma anche per noi. È un imparare insieme. E per voi è un ritornare alle vostre case e pensare che fare. Questo è il nostro modo di organizzarci e difendere la nostra terra. Noi siamo mais. Il punto è creare autonomia, resistere e cambiare la vostra realtà a modo vostro e con le particolarità che questa richiede. “.

A Roberto Barrios un altro sole passa lo scenario ad un’altra luna e guardiani e alunni arrivano al caracol con il cuore e la testa pieni di risposte e nuovi interrogativi. Per tutti è stato un forte incontro e una grande possibilità di confronto che apporterà energia e nuove coordinate al proprio cammino.foto x ennenne

A Roberto Barrios qualcosa è successo e continuerà a succedere, con tutto il peso della storia che uomini  e donne campesinos stanno scrivendo.

Lascio Yaneth poco prima di prendere il trasporto che ci riacompagnerà al Cideci. Per entrambe continua il proprio cammino. Un cammino molto diverso . Ad entrambe però rimarrà impresso qualcosa di questi giorni. Un qualcosa che sicuramente condizionerà i passi di entrambe.

Buona notte, Roberto Barrios.

 

Laura Cappellini

Escuelita Zapatista “La libertad según l@s zapatistas”

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