TTIP: note per un’analisi di genere. Perché un movimento che si vuole femminista deve opporsi al TTIP

TTIP: note per un’analisi di genere
Perché un movimento che si vuole femminista deve opporsi al TTIP.

SPAIN-ECONOMY-LABOUR-DEMOSe il Trattato sul Commercio e gli Investimenti fra i Paesi Nord Altantici, Europa e Stati Uniti, minaccia tutti i cittadini europei e USA, alcune suoi aspetti si rivelano particolarmente nefasti per alcune categorie meno protette, o strutturalmente marginalizzate, o meno rappresentante. Fra queste le donne, non come categoria omogenea come ci vorrebbe far credere l’essenzialismo ormai imperante, che tenta di far passare donne ministre, cavaliere d’industria e carabiniere come rivoluzioni di genere,ma come gruppo che rappresenta diverse classi sociali e diversi livelli di soggezione alle politiche tardo neo-liberiste di cui il TTIP é un esempio flagrante.
Lasciamo dunque le donne ministro, le donne capitane d’industria o membri di consigli di amministrazione, alla cultura dominante, che ne fa dei modelli tanti incongrui quanto inutili per un’analisi della condizione femminile odierna. Pensiamo invece alle donne lavoratrici, alle donne in categorie non protette, alle donne che affrontano una quotidianitá difficile, sospinte verso un precariato a vita, e che assistono impotenti alla scomparsa di quei meccanismi sociali, economici, culturali che ne avrebbero dovuto migliorare la condizione. La maggioranza dunque.
Un’analisi che tenta di evidenziare come la strutturale ineguaglianza si saldi con queste politiche, che sono all’origine di fenomeni sempre piú violenti. Il“femminicidio” e la violenza di genere non cadono dal cielo, ma sono il frutto di ineguaglianze profonde e articolate socialmente, che si sommano alla disoccupazione, al fallimento dello stato sociale, e costringono una massa importante di donne a rientrare nel territorio domestico, con ancora meno supporto da parte di uno stato che taglia su servizi essenziali e meno riconoscimento sociale tanto da farne vittime privilegiate di violenze.

Esaminando il TTIP nei suoi capitoli maggiori emergono con chiarezza gli aspetti che potrebbero compire queste categorie femminili in maniera sproporzionata. Questo esercizio non ha lo scopo divisivo di separare fra loro gruppi sociali e frammentarne la risposta, ma piuttosto di identificare motivi in piú per allargare il fronte di opposizione al TTIP e trovare piattaforme comuni.

TTIP, lavoro, diritti dei lavoratori

La stessa Commissione Europea, promotore primario dell’accordo ammette che la crescita prevista dalle fanfare pro-accordo non sará forse cosí benevola: interi settori economici potrebbero risentire dell’impatto dei prodotti USA. con “prolungati e sostanziali costi di aggiustamento”. Il rischio é che questi costi di aggiustamento si distribuiscano in modo ineguale all’interno della UE, con i Paesi piú deboli a farne le spese maggiori. Per questi Paesi, che giá hanno pagato con la disoccupazione galoppante l’entrata nella UE, si prevedono nuove riduzioni dell’impiego. Per l’Italia i dati ISTAT 2014 rivelano che oltre ai giovani sono le donne ad avar pagato il prezzo degli aggiustameti e dell’austeritá, con disoccupazione e precariato. Dunque meno lavoro, ma non solo.

salario caslingheGLI USA, il paese secondo lo scrittore Gore Vidal “passato dalla barbarie alla decadenza senza passare per una fase di civilizzazione” rifiuta di sottoscrivere le piú importanti convenzioni dell’Organizzazione della Nazioni Unite per il Lavoro. I diritti sindacali e associativi ne risultano estremamente limitati.Gli USA sono anche fra i pochi Paesi al mondo che non prevedono il congedo di maternitá retribuito per le lavoratrici! Come verranno armonizzate queste regole? Che cosa l’UE concederá agli USA? La Commissione Europea ha giá avanzato l’idea di ridurre i diritti dei lavoratori, per non mettere a repentaglio gli investimenti USA. Fra i Paesi Europei si scatenerá la concorrenza al ribasso per attirare questi investimenti, smantellando diritti sindacali e quel poco di potere dei lavoratori e delle lavoratrici ancora rimasto. Le donne lavoratrici, precarie, disoccupate, rischiano di trovarsi ancora una volta in fondo alla scala dei diritti, sotto-occupate, o occupate in settori a rischio, dai diritti limitati e dalle prospettive azzerate. Come si difenderanno da tutto questo? A quali diritti dovranno riunciare? Se si associa tutto ció alla devastante riduzione dei servizi sociali disponibili, il quadro prossimo venturo appare plumbeo. I sogni di indipendenza di intere generazioni femminili rischiano di infrangersi contro questa ristrutturazione del lavoro, dei diritti, e dei servizi: riconsegnate alle mura domestiche e alla dipendenza dal capofamiglia, alla ricerca di lavoretti sottopagati con cui integrare un bilancio familiare gramo e insicuro,

TTIP, Ambiente, Natura, Nutrizione
Sono qui a rischio i principi fondamentali di protezione dei cittadini europei dai rischi di inquinamento e contaminazione ambientale. Si chiede all’Europa di emendare e armonizzare al ribasso le principali differenze con gli USA, dove le regole sono meno stringenti. Contaminanti ambientali, sostanze novice, pratiche come l’estrazione dei gas di scisto avranno via libera. La corvée quotidiana per assicurare una vita sana a famiglia e figli, che ancora riposa per la maggior parte sulle spalle delle donne, doventerá una gimkana per evitare insalubritá ambientale, inquinamento, e prodotti e cibi riconosciuti non adatti al consumo umano. Per le donne che di questo saranno informate e potranno scegliere, perché per le altre, confinate nella sfera domestica con come unico contatto col mondo la bulimia televisiva, l’intossicazione pubblicitaria la fará da padrona. Le inziative collettive di cui sono state protagoniste moltissime donne, dal movimento contro la base di Dal Molin a Vicenza alle lotte contro l’ILVA di Taranto, alla battaglia NO TAV, potranno essere tacciate di indebito protezionismo, creando ostacoli al commercio e agli investimenti. Le neonate iniziative “verdi” di consumo e utilizzo alternativo dell’ambiente, le migliaia di gruppi “chilometro zero” o di acquisto solidale nati in Italia in questi anni, e che vedono le donne attivamente impegnate, che invitano a comprare e consumare locale, potranno costituire una violazione al libero scambio. Via libera dunque ai grandi gruppi multinazionali USA e Europei, per contaminare ambiente, avvelenare aria e cibo, senza limiti.
Per non parlare di un altro fenomeno italiano: le donne in agricoltura. Sono circa 280.000 le aziende agricole gestite da donne, che hanno introdotto innovazioni, nella trasformazione dei prodotti, nel recupero di varietá vegetali e animali antiche o quasi scomparse, nella gestione collettiva e cooperativa, tanto per citare alcuni esempi. Su questo patrimonio di attivitá e di sapere rischia di abbattersi la scure della concorrenza ineguale e distruttiva delle mega-industrie alimentari USA, supportate da quelle Europee. La ricerca di sustenibilitá economica, ambientale e sociale che le piccole imprese agro-alimentari hanno perseguito in questi anni potrebbe essere messa a rischio, con fenomeni di riconcentrazione del settore agroalimentare.L’industria USA preme perché l’approvazione degli OGM in Europa sia velocizzata e ricondotta solo a criteri scientifici e non di precauzione. Il cibo modificato geneticamente, introdotto sui mercati con la complicitá delle istituzioni deputate ad analizzare e valutare i rischi per i consumatori, inonderebbe ancora piú di ora (gli OGM sono giá ammessi per i mangimi animali in Italia…) la catena alimentare. Una decisione come quella di vietare l’ormone della crescita bovino nella produzione di latte in Europa, presa negli anni ’80 sulla base di considerazioni sociali (la perdita del patrimonio genetico animale e il sovvertimento dei sistemi di produzione) non potrebbe piú essere valida.Il legame fra produttori e consumatori, uniti dall’interesse comune di consumare con intelligenza e proteggere con coscienza, che é stato ricostituito da tutti questi gruppi attivi sul territorio, e che ha visto le donne protagoniste d’avanguardia, si potrebbe di nuovo spezzare; tutti di nuovo ai megastore, a consumare soya transgenica nel pane, nel biscotti, nei succhi di frutta; pesticidi e erbicidi in frutta e verdura; ormoni e antibiotici nelle carni! Il territorio di nuovo saccheggiato e devastato, la salute compromessa.

age-of-austerity-george-osborne-desktopTTIP e Salute
I diritti dei cittadini europei alla salute, alla prevenzione e a servizi sanitari accessibili ed efficienti sono giá stati messi a rischio dalle politiche di austeritá di questi anni.I cittadini greci non hanno piú a disposizione farmaci anti-tumorali, in Spagna il sistema sanitario non garantisce gli anti-retrovirali. Ma col TTIP si apre la porta alle grosse corporations che vampirizzano i servizi sanitari USA. Potranno concorrerre nelle aggiudicazioni pubbliche di servizi, inclusi quelli ora erogati da associazioni pubbliche o imprese a scopo sociale e benevolo. Non solo queste ultime si troveranno la concorrenza di grandi gruppi industriali, ma la natura stessa dei servizi ne verrá alterata, da scopo sociale a impresa commerciale: le grandi industrie della salute non sono associazioni senza scopo di lucro! Su altri fronti, come l’approvazione di brevetti e di farmaci, l’impatto potrebbe essere ancora pú rude, con la scomparsa di farmaci a basso costo a detrimento dei bilanci statali per le cure sanitarie e degli utenti stessi. Tutti questi processi piomberanno sui servizi sanitari pubblici come macigni, dando vita a una immensa devoluzione di fondi, dallo stato e dai cittadini (sono le loro tasse che finanziano i servizi sanitari!) verso i privati e le grosse corporations. Chi ne fará le spese saranno gli utenti. Le donne per motivi fisiologici, culturali e sociali usufruiscono dei servizi sanitari in modo differenziale rispetto agli uomni. Tutto il settore della salute della riproduzione vede le donne al centro dei servizi di salute pubblica; la salute per l’infanzia vede le donne protagoniste indirette, lo stesso vale in molti casi per i servizi agli anziani, in quanti alle donne é affidato per la maggior parte il ruolo sociale di cura di bambini e anziani. La vita media delle donne, piú lunga di quella degli uomini, necessitá spesso di maggiori e piú duratori servizi sanitari nella terza etá.
Le politiche scatenate dal TTIP nel settore della salute rischiano di ripercuotersi smisuratamente sull’accesso alla salute delle donne, sulla qualitá delle cure e dei servizi, e sulla loro salute in generale. Per non parlare dell’associazionismo e dell’attivismo che in questi anni ha caratterizzato e supportato servizi specifici, come la mediazione culturale per le donne immigrate, i centri anti-violenza, i consultori familiari etc., anch’essi a rischio di vedere fondi e supporto azzerati, se non di venire rimpiazzati da corporations, vincitrici di gare d’appalto per interi pacchetti di servizi su scala regionale a nazionale.

bimbaTTIP e diritti cittadini
Se questo non bastasse, la parte del TTIP sulle dispute fra stati e aziende apre la porta a azioni legali catastrofiche per gli stati e le collettivitá. Regolamenti e legislazioni degli stati, delle collettivitá potranno essere impugnate dalle aziende, con richieste di danni esorbitanti. E’accaduto in tutti i Paesi che hanno sottoscritto accordi di libero commercio del tipo del TTIP. Immaginiamo che in una comunitá territoriale la popolazione tramite gli strumenti decisionali a disposizione decida di offrire ai bambini dell’asilo o della scuola cibi organici esenti da contaminanti o OGM. Una simile decisione potrebbe essere impugnata (e lo sará!!!) da aziende che producono cibi OGM per ostruzione al commercio. Trattasi di grandi gruppi, dai profitti iperbolici, che possono permettersi avvocati e supporti legali con parcelle di migliaia di euro l’ora. Che margini avranno le comunitá per difendersi da questi attacchi ? Anche al di fuori dei ruoli sociali determinati che vogliono le donne semplicemente mamme e spose, come cittadine a titolo intero, che possibilitá avranno le donne organizzate di vedere sostenuti diritti a scelte cittadine, democrazia diretta e la possibilitá di decidere del futuro? A che pro affannarsi per accedere alla politica, anche con le migliori intenzioni, se poi l’istanza di rappresentanza si trova impotente di fronte a agglomerati privati e multinazionali?

TTIP e cultura
Sebbene la Francia spinga da sempre per proteggere la propria industria audiovisiva dall’invasione delle corporations USA, non é detto che questo riesca. In tal caso c’é da prepararsi a un bombardamento mediatico di soap operas, reti televisive, agenzie di notizie, made in USA. Tutto quello che é sfuggito a Berlusconi e Mediaset in questi anni, colonizzarebbe le cucine, le camerette e i soggiorni italiani, senza scampo. Con la cultura di genere che veicola, violenta, retriva e patetica. I modelli e i ruoli di genere piú deteriori, soppartati da un’industria “culturale” dotata di mezzi iperbolici, finirebbero di corrodere le libertá, l’immaginazione, la creativitá che le donne cercano da anni di praticare, di comunicare da una generazione all’altra, e di estendere agli uomini per fondare una convivenza piú paritaria e dignitosa.

fight sexismTTIP e politica europea
Ma forse l’aspetto piú inquitetante del TTIP é dato dal momento storico in cui si affaccia. Mai come ora l’Europa é stata ciecamente al seguito della politica USA. E gli USA sono impegnati in una politica dal caos e della guerra totale, aggressiva e irresponsabile. Il TTIP in questo quadro diventa un tassello insostituibile del disegno di una NATO aggressiva e non difensiva, che occupa e guerreggia in territori nell’Est-Europa, in Medio Oriente, in Centro Asia e forse anche in Estremo Oriente, per contenere Russia, Cina, Iran, o chiunque si metta di traverso alle mire USA.
Un patto economico come il TTIP vincolerá i destini europei e USA in un fronte comune di guerra e provocazione continue, come sta succedendo ora in Ucraina. Tra le tante cose orrende che si porta dietro la guerra, oltre a morte e distruzione, c’é l’abitudine alla violenza e alla crudeltá, e la tolleranza per atti inumani e atroci. Le foto orrende del massacro di Odessa, donne e uomini uccisi a bruciati, una donna violentata, bruciata e seminuda, un’impiegata incinta strangolata con un cavo elettrico, parlano da sole. La cultura di guerra, con il suo corollario di suprematismo maschile e violenza, rappresenta un pericolo e una minaccia per le donne e l’emancipazione femminile in generale. Le donne sono da sempre protagoniste di iniziative pacifiste, nel tentativo di impedire la violenza, contenerla, e favorire dialogo e riconciliazione. La guerra e la violenza contaminano il tessuto sociale per lungo tempo, lasciano lunghe e devastanti scie anche dopo che le tregue sono state firmate, di cui si misura l’impatto quando chi ha ucciso, violentato o torturato torna a casa e scambia le mura domestiche per il campo di battaglia, e chi é stato umiliato, ferito, violentato tenta di ricostruire la vita. Le donne, loro malgrado, si trovano vittime di queste bufere violente e in prima linea nella ricostruzione della societá e della pace. Una ragione ulteriore per opporsi ad un patto che si vuole solo commerciale, ma che rappresenta piú un patto di sangue, che sigilla i destini europei a quelli USA, trascinandoli in avventure devastatrici.
Sorelle, diciamo no al TTIP!

 Logo Comune Stop TTIP

 Campagna Stop TTIP Italia

http://stop-ttip-italia.net/link/

Una Mirabile Partnership Trans-Atlantica  il documento pubblicato da Seattle to Bruxelles, e tradotto in Italiano da Ennenne

Dati ISTAT su disoccupazione femminile e occupazione in agricoltura

Documento di WIDE – Network for Women’s Rights and Feminist Perspectives in Development, Austria

Politica USA, Obama Stranamore, www.ennenneonline.it

Massacro di Odessa, Video documento pubblicato da Pandora TV

 

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