Referendumcostituzionale-VOTA NO!

Assemblea dei Comitati territorialilogo-comitato-no14

Roma 18 settembre 2016

Introduzione

  1. Sviluppi politici

Sono passati due mesi dall’assemblea dei comitati territoriali che abbiamo tenuto il 16 luglio. Allora con la vostra presenza e testimonianza diretta abbiamo raccolto l’impegno unanime a proseguire la mobilitazione iniziata con la raccolta delle firme per i due referendum abrogativi sull’Italicum e per il referendum costituzionale, attrezzandoci per la sfida veramente decisiva, la madre di tutte le battaglie per la democrazia, la campagna elettorale al termine della quale il popolo sovrano dovrà decidere se accetta o respinge la sostituzione del modello di democrazia costituzionale previsto dalla Carta del 48 con un l’ordinamento Renzi/Boschi/Verdini, ispirato a principi e ragioni affatto differenti da quelle che avevano guidato i padri costituenti.

Siamo tutti coscienti dell’importanza di questa scelta paragonabile a quella che abbiamo compiuto il 25/26 giugno 2006, quando quasi 16 milioni di elettori hanno cancellato la riforma del centrodestra che – pur con delle significative differenze in tema di autonomie locali – puntava a realizzare lo stesso obiettivo di deprimere il ruolo del Parlamento e di spostare l’equilibrio dei poteri a favore dell’Esecutivo, realizzando – allora come ora – una sorta di inusitato “premierato assoluto”.

Coloro che hanno concepito ed imposto al Parlamento l’approvazione della riforma sono altrettanto coscienti dell’importanza della posta in gioco poiché l’approvazione della riforma cambierebbe il volto della Repubblica, come avvenne in Francia nel 1958 attraverso il passaggio dalla IV alla V Repubblica.

Loro ci hanno fatto capire quanto ci tengano a questa riforma, iniziando di fatto già ad aprile una massiccia offensiva mediatica attraverso la quale Renzi, la Boschi e tutti gli altri ministri in coro, hanno vantato le virtù immaginarie della riforma ed hanno profetizzato sciagure di ogni tipo in caso di rigetto. In questo contesto è stato deciso di allungare fino a dicembre, la campagna elettorale per sfruttare al massimo le contingenze temporali.

Tuttavia non possiamo non rilevare che durante l’estate vi è stato un significativo cambiamento di toni nella comunicazione mediatica.

Siamo partiti con il Presidente del Consiglio che nella sua riforma ci metteva la faccia e minacciava di dimettersi, di mandare tutti a casa, di sciogliere il Parlamento (anche se per Costituzione non spetta a lui) per consegnare l’Italia nel caos e nell’instabilità.

Poi c’è stata una conversione ad U, il premier ha riconosciuto di aver fatto uno sbaglio a personalizzare il referendum, ha assicurato che non manderà a casa nessuno e che le elezioni si terranno regolarmente nel 2018 e qualche giorno fa nel corso del dibattito con Smuraglia ha precisato che alla dimissioni non ci pensa proprio, comunque andranno le cose. Tuttavia questo nuovo atteggiamento non ha comportato un recupero di neutralità del Governo, né un raffreddamento del suo massiccio impegno mediatico per “vendere” la riforma al popolo italiano. In realtà la strategia è cambiata perché legare le sorti del governo Renzi a quelle del referendum consentiva di far capitalizzare al fronte del No, il crescente malcontento popolare e la crescente sfiducia per il fallimento delle promesse di sviluppo, certificate dall’Istat. L’argomento è stato abbandonato perché rischiava di diventare un autogol.

Quest’estate è stata impostata una nuova strategia con la quale dobbiamo confrontarci. Il disagio economico-sociale è stato rovesciato, da handicap per un Governo, alle cui promesse miracolistiche non crede più nessuno, a strumento da maneggiare con cura per ottenere un consenso forzato, utilizzando sapientemente il bastone e la carota.

Per questo il referendum non è stato ancora indetto ed è facile prevedere che i tempi del referendum saranno dettati dalla legge di stabilità. Il voto sarà fissato subito dopo il primo passaggio alla Camera dei Deputati della legge di stabilità. Gli eventuali bonus o benefici concessi o promessi a questa o quella categoria diventeranno l’esca per propiziare il voto per il Si, con la minaccia di essere revocati in caso di crisi di governo.

Per creare il clima adatto quest’estate è iniziato il fuoco di sbarramento delle cannoniere della finanza internazionale. Ha cominciato il Wall Street Journal che nell’edizione del 15 agosto ha sganciato una bomba a favore del Sì, paragonando, senza vergogna alcuna, il referendum costituzionale italiano alla Brexit. All’attacco del Wall Street Journal hanno fatto eco il New York Times ed il Financial Times che hanno evocato scenari disastrosi se gli elettori italiani bocceranno la riforma di Renzi, mentre l’Agenzia di rating FITCH ha minacciato di rivedere la pagella dell’Italia in caso di vittoria del No. Infine siamo arrivati alla strabiliante dichiarazione dell’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, secondo la quale la vittoria del No al referendum costituzionale produrrebbe una specie di catastrofe finanziaria per l’Italia. Il problema non è quello della marchiana ingerenza di una potenza straniera in una competizione elettorale italiana, che ha già suscitato una generale alzata di scudi, quanto quello di rendersi conto che la dichiarazione dell’ambasciatore Phillips ricalca i desiderata dei poteri finanziari del suo Paese, a partire dal famoso documento di JP Morgan del maggio 2013; quindi costituisce – in fondo – la confessione che vi sono dei poteri sovranazionali che hanno interesse ad una trasformazione della natura della nostra democrazia nel senso di una verticalizzazione del potere.

Richiamando Leporello, potremmo dire: madonnina il catalogo è questo: In Italia, governo, Confindustria, Marchionne e corporazioni varie; in Germania Merkel; in America, JP Morgan, Moody’s, Fitch e compagnia bella.

Però se il fronte del Si ha schierato le sue corazzate e sta accumulando munizioni nelle cantine della legge di stabilità, anche il fronte del No è maturato e sta sviluppando la sua capacità di mobilitazione sociale.

A questo riguardo costituisce uno sviluppo di fondamentale importanza la netta posizione per il No assunta dalla CGIL con l’ordine del giorno approvato dall’Assemblea Generale Nazionale l’8 settembre. La più importante confederazione sindacale italiana si è schierata, senza incertezze, per il rigetto della riforma. Quest’orientamento, assieme a quello assunto già da tempo dai sindacati autonomi, apre la possibilità di un grande spazio d’intervento nel mondo del lavoro che noi dobbiamo essere in grado di valorizzare al massimo nei territori, proponendo iniziative varie rivolte al mondo del lavoro. Nei prossimi giorni incontreremo i quadri dirigenti della CGIL per concordare metodi di lavoro comuni e scambi di opportunità. Analoghi incontri sono stati svolti e saranno svolti con U.S.B. UNICOBAS e LIP. Nello stesso tempo dobbiamo sviluppare un’iniziativa nei confronti della UIL e anche della CISL che, pur essendosi schierata per il SI, presenta ampie fasce di dissenso.

Un altro sviluppo importante, maturato quest’estate è il dissenso emerso fra alcuni parlamentari PD e la sfida che Massimo d’Alema ha lanciato a Renzi dal palco del cinema Farnese a Roma, il 5 settembre, stroncando con termini durissimi la riforma ed annunciando la nascita di un nuovo comitato per il No, presieduto dall’avv. Guido Calvi.

Non possiamo che guardare con favore al fatto che questo importante settore di dissenso si organizzi autonomamente, così come abbiamo apprezzato il fatto che Forza Italia ed altri settori della destra abbiano costituito autonomi comitati per il No in quanto questi soggetti, così caratterizzati politicamente, possono illuminare settori dell’opinione pubblica ai quali per noi è più difficile arrivare.

Il Comitato per il No d’ispirazione dalemiana svolge un ruolo importante perché mette in brache di tela il mito del primato dell’interesse della ditta, stella polare di un certo ceto politico, e porta il conflitto dentro le mura di quella cittadella che ha prodotto le riforme, mentre noi, nella pluralità delle associazioni, dei soggetti politici e sindacali, siamo accampati fuori da queste mura, dove combattiamo la nostra battaglia per rendere l’opinione pubblica cosciente dell’importanza della posta in gioco.

2.Sviluppi organizzativi

Sottoscrizione straordinaria

Il 14 luglio abbiamo lanciato una sottoscrizione straordinaria, chiusa il 31 agosto, che ha avuto un discreto successo, consentendoci di raccogliere circa €.180.000, come meglio vi rappresenterà il nostro tesoriere.

Livelli organizzativi

Il Comitato nazionale ha provveduto a rafforzare il proprio nucleo operativo installando un ufficio temporaneo presso la sede di via Dancalia a Roma. Abbiamo attivato la collaborazione con un esperto nel campo della comunicazione, Gherardo Liguori che durante il mese di agosto ha compiuto un tour incontrandosi con i comitati locali praticamente in tutte le regioni d’Italia.

Nel corso di questi incontri sono stati messi a fuoco gli argomenti tematici, gli slogan più efficaci e sono state approfondite le modalità per l’uso dei social media.

Lo staff della comunicazione ha lavorato attivamente sui social media e non è per caso se la pagina FB del Comitato ha raggiunto quota 63.000 mi piace, a fronte degli 11.000 di basta un Si.

Sono stati preparati dei modelli di volantini che vi mostreremo nel corso di questa giornata, e saranno scaricabili sul sito del comitato dalla prossima settimana.

E’ in corso la preparazione di spot audio e video da utilizzare per le radio e le TV private e da far circolare sui social, che saranno realizzati al più presto.

Il Comitato Nazionale comprerà – nei limiti delle risorse disponibili – gli spazi sulle radio e TV private, però i comitati territoriali dovranno fare un censimento delle emittenti locali, prendere i necessari contatti e trasmettere l’elenco al nazionale.

Campagna elettorale.

Dobbiamo tenere presente che fino alla convocazione dei comizi elettorali la nostra attività si può sviluppare liberamente, possiamo affiggere manifesti, fare trasmissioni su radio e tv locali e nazionali, far passare spot e messaggi autogestiti dov’è possibile. Dopo la convocazione dei comizi elettorali, la propaganda radio-televisiva è soggetta ai limiti ed alle norme della par condicio.

Nella campagna elettorale vera e propria noi non abbiamo i diritti di partecipazione che la legge attribuisce ai soggetti politici legittimati, vale a dire ai Comitati promotori del referendum ed ai partiti politici presenti in Parlamento o nel Parlamento europeo.

Negli ultimi 30 giorni noi non potremo affiggere manifesti e non potremo esercitare i diritti elettorali propri dei soggetti politici (dibattiti radio-televisivi, nomina dei rappresentanti di lista etc.)

Per superare questo handicap ed essere presenti da protagonisti anche nell’ultima fase della campagna elettorale, abbiamo fatto una serie di incontri con i partiti politici raggiungendo un accordo di massima con Partito Liberale, Sinistra italiana, l’Altra Europa per Tsipras, Possibile, e Mov. 5Stelle, per trovare modalità perché i nostri comitati esercitino in nome e per conto di uno dei soggetti autorizzati alcune attività, altrimenti precluse. E’ necessario che anche in sede locale si prenda contatto con i partiti titolari dei diritti elettorali.

L’esperienza del Comitato no Triv può essere un utile riferimento. Il Comitato No triv si è proposto come fornitore di contenuti, ha proposto militanti e competenze a tutti i soggetti, cooperando in maniera molto efficace sia con il presentatore dei quesiti referendari ( in questo caso le 9 regioni) sia con i soggetti politici. Interpretando di comune accordo quello che gli era concesso fare. Questa esperienza è un punto di riferimento importante. Su questo punto manderemo nei prossimi giorni una circolare con indicazioni più specifiche.

Ideazione e costruzione di iniziative nazionali e territoriali.

Grava sui comitati locali, che sono pienamente autonomi ed indipendenti, organizzare iniziative varie e campagne di comunicazione di massa, avvalendosi anche della collaborazione degli studenti, adesso che si sono riaperte le scuole e le università. Il Comitato nazionale può agire come una struttura di servizio, attraverso il sito e la pagina web, producendo video, mettendo a disposizione volantini e manifesti da scaricare, e gadgets e concorrendo ad indicare una batteria di esperti per incontri e dibattiti pubblici.

In alcune località come Roma sono in preparazione delle vere e proprie feste per la Costituzione sul modello di quella che era una volta la festa dell’Unità.

Sappiamo che il Coordinamento per il No sociale alla riforma Renzi Boschi ed i sindacati autonomi hanno indetto un’importante iniziativa politica che prevede uno sciopero generale il 21 ottobre ed una manifestazione nazionale a Roma (No Renzi Day) il 22 ottobre per dire No alla controriforma costituzionale ed ai suoi autori.

Si tratta di un’iniziativa che può essere di grande utilità per accrescere il contrasto sociale alla riforma e quindi rendere più solido il fronte del no. Tuttavia il Comitato del No in quanto tale, pur valutando positivamente tale iniziativa, non può aderirvi – ferma restando la libertà dei singoli o delle sue singole componenti – data la pluralità della nostra composizione sociale.

Nell’assemblea di luglio è stata ventilata la possibilità di organizzare una grande manifestazione nazionale per la conclusione della campagna elettorale. Riteniamo che quest’ipotesi sia da scartare perché comporterebbe la necessità di distogliere forze dai territori per organizzare una massiccia partecipazione a Roma. Ciò comporterebbe un dispendio di mezzi e di energie che non ci possiamo permettere. Da domani, qualunque sarà la data del referendum dovremo correre ventre a terra per conquistare consensi, perché in questa drammatica competizione elettorale anche l’ultimo voto marginale, questo conquistato l’ultima ora dell’ultimo giorno può essere quello decisivo.

Per questo proponiamo che per la chiusura della campagna elettorale, il giovedi ed il venerdi precedente al voto, vengano organizzate – in contemporanea – delle manifestazioni locali regionali: venti o più piazze per la Costituzione e la democrazia, magari collegate fra di loro in streaming, a testimonianza di un impegno corale, di una nuova resistenza civile per la libertà e la democrazia.

Domenico Gallo

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Comitato per il No                                                               Comitato contro l’Italicum

nel referendum costituzionale

 

Ordine del giorno conclusivo dell’incontro nazionale dei Comitati

18 settembre 2016, Roma

 

Il No è cresciuto fino a rendere contendibile il risultato referendario, ma c’è ancora molto da fare per vincere per bloccare la pessima modifica della Costituzione che questo governo ha fortemente voluto e fatto approvare da un parlamento succube e sulla cui legittimità ci sono seri dubbi, visto che è stato eletto con una legge dichiarata incostituzionale.

La nostra mobilitazione referendaria, insieme ad altri che respingono il complesso di queste deformazioni della Costituzione, ha contribuito ad una reazione all’antipolitica, all’allontanamento dalla partecipazione, all’astensione diffusa che è cresciuta in questi anni.

Lottare per il No, contro la legge Renzi-Boschi, rappresenta una scelta che vuole ridare ruolo e protagonismo alle elettrici e agli elettori, chiedendo loro di scegliere e quindi di ritornare protagonisti. Occorre portare al voto il maggior numero possibile di cittadini e questo è un atto d’amore per la democrazia e la partecipazione che sono pilastri della vita democratica.

All’inizio il governo ha tentato di dare al referendum una piega plebiscitaria, ora ha ridimensionato – sia pure a giorni alterni – questo atteggiamento ammettendo di fatto che si vota sulle modifiche della Costituzione e non sulla durata del governo stesso, probabilmente ha influito la minore sicurezza di un risultato che confermi le imposizioni del governo.

Per noi dall’inizio (dall’11 gennaio 2016) il problema è sempre stato il merito delle modifiche costituzionali, su cui diamo un giudizio radicalmente negativo, chiedendo di votare NO.

Nei mesi che ci separano dal voto dobbiamo sviluppare un’azione capillare insieme a tutti i soggetti che sono per il NO per raggiungere il maggior numero possibile di elettrici e di elettori. Anzitutto il porta a porta, il contatto personale con la diffusione di materiale, le discussioni per illustrare la sostanza delle nostre critiche, le iniziative di orientamento e di confronto tra SI e No che via via si stanno affermando. La scelta non è tra il governo e chi gli è contro ma tra due posizioni e la nostra posizione è che questo cambiamento è negativo e pericoloso ed è preferibile prendersi il tempo necessario per elaborare in futuro gli aggiustamenti che sarebbero utili all’attuale assetto costituzionale, mantenendosi nel solco della Costituzione originaria e nel rispetto dei suoi dettami fondamentali.

Ora in appoggio al governo stanno scendendo in campo gruppi di potere economici e finanziari nazionali e internazionali, lanciando minacce tutt’altro che larvate al nostro paese.

Le elettrici e gli elettori hanno nelle loro mani scelte decisive e possono respingere questi ricatti con uno scatto di orgoglio che il governo dimostra di non avere, visto che non solo gradisce questi sostegni ma li invoca come è accaduto con l’ambasciatore americano che prima si pronuncia contro il No e minaccia implicazioni pesanti se dovesse vincere e solo dopo chiede di conoscerne le posizioni del NO, dimenticando di essere il rappresentante di un paese che ha una delle costituzioni più vecchie del mondo, che ha subito non molte modifiche in 240 anni, e che ha un Senato paritario elettivo.

E’ il governo ad avere scelto di imporre queste modifiche della Costituzione e a noi non è rimasta altra strada che votare No nel referendum costituzionale. Se vincerà il NO sarà possibile fare gli aggiustamenti necessari senza scivolare verso un premierato forte per effetto combinato delle modifiche della Costituzione e dell’Italicum, il cui risultato sarà un parlamento asservito al governo che ne deciderà di fatto l’attività legislativa. Un parlamento che sarà composto da un Senato di nominati, ridotto ad un dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci, ad una Camera composta da nominati per almeno i 2/3. La nostra repubblica rischia di passare dall’essere parlamentare ad una governo centrica, perfino con suggestioni presidenzialiste.

Le modifiche della Costituzione insieme all’Italicum avranno effetti profondi sui principi fondamentali della prima parte della Costituzione proprio perché la loro attuazione verrebbe affidata a chi avrà il potere di gestirli e realizzarli. La Costituzione ha già oggi molti aspetti inattuati, così si rischia di completare un disegno di svuotamento, del resto suggerito dalle banche di affari internazionali.

A questo riguardo esprimiamo grande preoccupazione per l’omicidio di un lavoratore in sciopero a Piacenza, che conferma la caduta dei diritti e della tutela di chi lavora, a cui sono seguite due morti sul lavoro nel giro di poche ore.

Da questo incontro nazionale viene un invito forte a fare tesoro del pluralismo delle posizioni e della capacità di lavoro comune che abbiamo sperimentato dall’11 gennaio 2016 ad oggi. Siamo cresciuti di numero (oltre 500 comitati territoriali) e di apporti e possiamo dare un contributo importante alla campagna elettorale per fare vincere il No.

Puntiamo ad avere punti fermi comuni con i soggetti politici che condividono il nostro obiettivo, così con le associazioni di vario tipo e natura, locali e nazionali. Uno slogan comune per manifesti e volantini, che sia anche un logo comune per la fase in cui non potremo più firmare direttamente i manifesti; un osservatorio sugli strumenti di informazione promosso da noi e gestito insieme a tutti; elenchi comuni di inziative e di oratori, di attivisti disponibili per diffondere il materiale; di individuazione comune dei rappresentanti di lista. Non si tratta di costruire nuove sedi formali ma di sviluppare un lavoro comune di fatto tra i diversi soggetti politici e sociali che possono lavorare insieme pur mantenendo le proprie specificità e identità.

Forzare non è utile, unire è necessario.

Abbiamo una disponbilità crescente di esperti che possono aiutare a far comprendere le ragioni del No, salutiamo come un fatto di grande importanza che magistrati, esperti del diritto, professori di vario tipo si impegnino sempre più in questa campagna.

Tuttavia dobbiamo e possiamo migliorare qualità e quantità di contributi che possono darci personalità di vari settori della cultura, delle professioni, dello spettacolo, delle arti.

Abbiamo bisogno del contributo di tutti. Tutti possono dare un contributo prezioso, come è avvenuto dopo il mancato raggiungimento delle 500.000 firme sulle quali abbiamo lealmente ammesso di non esserci riusciti chiedendo di conseguenza un contributo eccezionale di sottoscrizione per consentirci di fare la campagna elettorale.

Le persone hanno capito e ci hanno aiutato sottoscrivendo 180.000 euro che sono un buon risultato e che verranno tutti spesi solo per la campagna elettorale. Probabilmente non basteranno ma intanto ci consentono di iniziare la campagna elettorale.
Dobbiamo dedicare attenzione agli italiani all’estero, non solo perché sono cittadini e votano ma anche perché pagano il prezzo pesante che i loro rappresentanti al senato sono stati semplicemente cancellati per consentire di arrivare ad un Senato non elettivo e che nel voto per la Camera dei deputati in caso di ballottaggio scompariranno dalla scena perché non potranno contribuire a scegliere tra i due contendenti.

Quando verrà richiesto parteciperemo con nostri esponenti alle diverse iniziative per il No all’unica condizione di essere riconosciuti e riconoscibili come rappresentanti del nostro Comitato.

Occorre moltiplicare nei prossimi giorni le iniziative nei grandi come nei piccoli centri, per mobilitare le energie, per parlare direttamente con i cittadini con un’azione capillare d’informazione, in particolare il 29 e 30 ottobre chiediamo alle realtà regionali e a quelle territoriali di dare vita a due giorni di manifestazioni volte a collegare tutte le energie disponibili.

Fin da ora fissiamo per il giovedi e il venerdi prima del voto iniziativa diffuse e capillare in tutti i territori, con l’obiettivo di collegarle tra loro.

Il governo ci propone un cambiamento che in realtà è un arretramento delle condizioni di vita delle persone e delle loro possibilità di partecipazione, meglio allora dire un secco No per respingere questa deformazione della Costituzione.

 

 

 

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