NOSOTROS HACEMOS POLITICA CON LAS ARMAS, EL OBJETIVO ES HACER POLITICA SIN ELLAS (FARC-EP) 2°parte

Narciso21

Parole di Andres Paris e Diana Grajalles militanti delle FARC-EP e membri della delegazione presente a l’Avana per le trattative di pace in corso tra la formazione guerrigliera e il governo colombiano:

La nostra partecipazione in politica non è la ricerca di incarichi burocratici parlamentari che è quello a cui ci vogliono portare con l’intento di addolcire l’orecchio per infiammare i nostri ego e farci cadere in una imboscata:
Questo concetto è l’idea che la guerriglia non fa poltica, noi le FARC facciamo politica da quando siamo nati , facciamo politica con le armi, quello che si cerca di discutere è come fare politica senza il loro uso.
Non vogliamo essere cooptati dal regime, non andiamo ad appoggiare le classi dominanti e i suoi partiti, non andiamo a disintegrarci per favorire propositi borghesi che oggi stanno dominando la politica nazionale.
La struttura del gruppo armato è il riflesso di quello che è: un partito in armi; la squadra è l’unità più piccola in seno all’organizzazione essa è composta da 12 guerriglieri e ogni squadra è a sua volta cellula politica; saldato alla struttura del gruppo armato c’è il partito comunista colombiano clandestino (PC3) e sono la risposta alla rottura organica e ufficiale della guerriglia con lo storico partito comunista nel decennio degli anni 90. Settimanalmente ogni struttura di base della guerrigliaa realizza una riunione politica del partito con un dibattito libero e aperto tra i militanti e i guerriglieri con critiche e autocritiche, questi incontri sono per noi di vitale importanza.
Jaime Nevado è un guerrigliero di lunga esperienza: un guerrigliero che non è comunista non è un guerrigliero affema, amante del teatro si unisce alle FARC negli anni 80 continuando a praticare e trasmettere la sua arte, alla domanda di ciò che pensa dei colloqui in corso a l’Avana risponde:
Siamo seduti al tavolo delle trattative per democratizzare il paese, non siamo qui per consegnare le armi, se vogliono togliercele che vengano a farlo. Non hanno potuto farlo in passato perchè dovremmo farlo adesso e come se noi chiedessimo al governo colombiano di consegnarci lo stato.Noi non abbiamo potuto prenderlo perchè dovrebbero consegnarcelo? Siamo due eserciti che non hanno potuto sconfiggersi l’un l’altro.
Le multinazionali stanno facendo pressioni con Santos (presidente Colombia) per sedersi con noi al tavolo di negoziazione perchè vogliono investire in Colombia e la pietra nelle loro scarpe siamo noi, il problema oggi sono i no del governo:
Gli viene detto. il contadino ha bisogno di terra, risposta no questo non è negoziabile; il contadino ha bisogno di una riforma agraria, risposta no questo non è negoziabile ecc…, adesso stiamo parlando della partecipazione politica e pensiamo che la garanzia di questi accordi sia una asseblea costituente, risposta no questo non è negoziabile, tuttavia il governo colombiano può essere flessibile, avevano rifiutato varie nostre proposte, ma gradualmente ci sono stati dei progressi che potrebbero modificare la loro posizione di fronte alla richiesta di una assamblea costituente.
Nelle prime tappe segrete del dialogo il governo voleva che tutte le trattative rimanessero per tutto il tempo segrete, noi esigemmo che le trattative fossero pubbliche, ora ci incontriamo con colloqui pubblici.
All’inizio il governo colombiano rifiutava qualsiasi forma di ratificazione degli accordi ora Santos parla di referendum; noi vogliamo precisare che l’assemblea nazionale costituente è un meccanismo che si utilizzerà dopo che gli accordi saranno raggiunti; tutto ciò perchè si possa vedere come il governo ha modificato le sue posizioni.
Dopo 50 anni di lotta le FARC sanno che gla accordi di pace con lo stato colombiano non potranno essere validi senza solide garanzie.
Oggi dopo 30 anni posso dire che sono un sopravissuto di una generazione di leaders la cui maggioranza è stata assassinata, la lotta di guerriglia è apparentemente più pericolosa ma quello che posso dire è che entrando nelle FARC siamo ancora vivi mentre quelli che continuarono a fare politica pubblicamente furono assassinati.
I più grandi assassini della sinistra in Colombia sono stati i paramilitari istigati dalla classe politica tradizionale, ora se in un municipio di narcos un comandante FARC volesse fare politica il sindaco lo lascerà fare o cercherà di allearsi con i narcos per ucciderlo?
IL problema dei paramilitari è uno dei punti essenzialiper la garanzia della nostra partecipazione a una politica aperta e democratica; il governo per prima cosa deve smantellare i gruppi paramilitari, per secondo ripulire le forze armate e per terzo deve abbandonare questa politica di sicurezza nazionale, tesi che proviene ancora dall’epoca della guerra fredda, dove il fine di utilizzare l’esercito per una guerra antisovversiva ora consiste essenzialmente nel reprimere i movimenti sociali con il pretesto di combattere la guerriglia.
Noi stiamo parlando di pace e Santos decide di affiliarsi alla NATO perche? La NATO serve esclusivamente a distruggere i popoli, questo non è serio.
Noi siamo convinti che ciò che successe con la Unione Patriottica possa ripetersi, i morti mai hanno dissuaso la borghesia colombiana.
La migliore garanzia di non essere assassinati è che in Colombia inizi un processo profondo della cultura e delle istituzioni politiche dove gli squadroni della morte siano eliminati.
“Al perro no lo capan dos veces”

Tinku – dicembre 2013

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