NON SONO ZORRO !!! SONO SOLO UN PIRLA….

NON SONO ZORRO SONO SOLO UN PIRLA

Uno spettro si aggira per il mondo è il CORONAVIRUS-ECONOMICO-ECOSISTEMICO

Molti si sono dimenticati del trattato-internazionale TTIP quello che il biondino americano non voleva firmare.

Bene come un virus sta tornando:

Bruxelles vuole il TTIP entro il 18 marzo.

COME LA METTIAMO CON L’obiettivo 3 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile mira a “garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età”. La riduzione del rischio globale di malattie infettive fa parte di questo obiettivo (obiettivo 3.3), oltre a rafforzare le strategie di prevenzione per identificare i segnali di allarme precoce (obiettivo 3.d). Data la connessione diretta tra cambiamento ambientale e rischio EID, le azioni intraprese per raggiungere altri obiettivi di sviluppo sostenibile avranno un impatto sul raggiungimento dell’obiettivo 3 (positivo o negativo). Si possono prevedere i collegamenti più forti con gli obiettivi 2 e 15. L’obiettivo 2 mira ad aumentare la produttività agricola per migliorare la sicurezza alimentare globale, che probabilmente porterà all’espansione e / o all’intensificazione dei sistemi di coltivazione e produzione di bestiame (entrambi aumentando il rischio EID). L’obiettivo 15 mira a preservare gli ecosistemi terrestri del mondo, con implicazioni dirette per la mitigazione del rischio EID dato il ruolo preminente che la perdita di habitat svolge nel guidare la trasmissione di agenti patogeni.

Stop TTIP in piazza

Il tempo stringe e sul commercio l’Italia resta su posizioni pericolosamente vicine a Trump. Ecco perché ieri siamo scesi in piazza a Roma insieme a Fridays For Future Roma e tante organizzazioni ambientaliste e della società civile: da Greenpeace a Terra!, da Slow Food a Climate Save, fino ad Associazione Rurale Italiana, Forum dell’Acqua ed Extinction Rebellion. Mobilitazioni ci sono state anche a Pisa e Torino da parte dei gruppi locali di Fridays For Future.

 

Il tutto a poche ore dalle dichiarazioni pesanti del Commissario europeo al Commercio Phil Hogan, che entro il 18 marzo intende preparare un “pacchetto di accordi” che la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen presenterà poi agli Stati Uniti.

Per Stop TTIP Italia si tratta letteralmente di un “pacco-bomba” che contiene “tra le altre cose” l’approvazione più spedita degli OGM, chiesta a gran voce da Washington. Quali sono le “altre cose” cui accenna Hogan? Lo ha indirettamente dettagliato lui stesso quando ha detto che, vista la sospensione dell’aumento tariffario sugli aerei Airbus fino al 18 marzo, “stiamo facendo del nostro meglio per raggiungere un mini-accordo basato sui riferimenti che ci sono stati dati dai presidenti von der Leyen e Trump a Davos”. Il perimetro tracciato dal capo dell’esecutivo comunitario è pericolosamente vago: il patto dovrebbe coprire “il commercio, la tecnologia e l’energia”, rischiando di andare ben oltre il mandato rilasciato dal Consiglio Europeo, che non comprende l’agricoltura. Tuttavia, l’inclusione del settore nelle trattative rappresenta una conditio sine qua non per gli Stati Uniti, che puntano ad aprirsi un canale di esportazioni finora precluso dalle regole a tutela della sicurezza alimentare e dell’ambiente.

Regole che, stando alle recenti dichiarazioni rilasciate dal Segretario all’Agricoltura statunitense Sonny Perdue, rappresentano barriere non tariffarie frutto di un approccio “non scientifico”. Per fare alcuni esempi pratici, i due blocchi stanno discutendo di come abbattere i divieti all’ingresso di carne sterilizzata con acido paracetico o proveniente da animali cresciuti con l’uso di ormoni, le restrizioni ai residui di pesticidi negli alimenti e nei mangimi, le norme di cautela rispetto agli OGM.

Il tutto nel silenzio assordante del governo italiano, tutto affaccendato a dibattere di questioni risibili mentre un accordo tossico che sdogana sfruttamento e nocività viene negoziato tenendo all’oscuro i Parlamenti e i cittadini. L’Italia, anzi, per evitare l’imposizione di nuovi dazi, dopo le recenti aperture della ministra Teresa Bellanova sembra essere la principale alleata di Washington in questo attacco alle regole europee. Per questo movimenti e associazioni (alla protesta erano presenti anche i senatori Saverio De Bonis e Loredana De Petris e la deputata ex 5S Sara Cunial) hanno deciso di manifestare sotto il Ministero dell’Agricoltura in occasione dello «Sciopero del venerdì» dei Fridays For Future

E adesso? Ci restano poche settimane da qui al 18 marzo, e dobbiamo mobilitarci tutte e tutti, giovani e meno giovani, se vogliamo bloccare il colpo mortale al principio di precauzione: nelle piazze virtuali e reali, questo è il momento di farsi sentire per dire che noi non ci stiamo. Non ci stiamo a vedere un governo diviso su tutto, incapace di levare una voce contro gli interessi offensivi delle grandi imprese che stanno remando contro le politiche ambientali e climatiche, contro l’interesse nazionale e i diritti sociali, contro milioni di piccole aziende che faticano a tenere il mercato interno e sono schiacciate dai loro competitor transnazionali, liberi di agire senza regole, sfruttare il lavoro e gli ecosistemi.

Abbiamo portato decine di migliaia di persone in piazza contro il TTIP e siamo pronti a rifarlo se il nostro paese non è in grado di proteggere i suoi cittadini e i consumatori. Le dichiarazioni contrarie ai trattati commerciali tossici profuse dal governo precedente, i cui eletti occupano ancora gli scranni in Parlamenti, rischiano di essere clamorosamente disattese. Un gesto che politicamente costerà molto caro, perché non accettiamo di vedere svenduta l’Italia agli interessi dei soliti grandi gruppi multinazionali che intossicano la terra e le persone.

Più di 150 organizzazioni della società civile in Europa e negli Stati Uniti chiedono di interrompere i negoziati commerciali che metteranno ulteriormente a repentaglio le norme dell’UE in materia di salute e ambiente e aggraveranno la crisi climatica. È necessario un cambio di rotta.

Abbiamo seguito i recenti colloqui tra la Commissione europea e le autorità statunitensi su un nuovo accordo commerciale (un nuovo TTIP) con incredulità e delusione. È chiaro che la Commissione è pronta a soddisfare le richieste di Trump di ridurre i livelli di sicurezza alimentare dell’UE, a scapito della salute pubblica, del benessere degli animali e dell’ambiente, e di compromettere anche gli impegni dell’UE in materia di cambiamenti climatici.

La paura delle minacce lanciate dal presidente degli Stati Uniti di imporre tariffe elevate alle auto europee non può essere una scusa per una ritirata dall’interesse pubblico. L’apparente cambiamento di paradigma all’interno della Commissione, che emerge dopo mesi di trattative a porte chiuse e in gran parte al riparo dal controllo pubblico, è estremamente allarmante.

Chiediamo ai governi e ai parlamentari dell’UE di spingere la Commissione a modificare questo approccio. Deve essere chiarito all’amministrazione americana che i nostri livelli di salute pubblica e protezione ambientale non sono in vendita.

La pressione esercitata dai negoziatori statunitensi sull’Unione europea per abbattere i nostri standard non è una novità. Recenti dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’Agricoltura statunitense Perdue hanno chiarito che qualsiasi accordo dipenderà dalle concessioni dell’UE rispetto alla carne sterilizzata con acido o cloro o trattata con ormoni, ai residui di pesticidi negli alimenti e nei mangimi o per lo smantellamento delle norme di cautela rispetto agli OGM.

La novità è la risposta dell’UE. Quando in precedenza era stato negoziato con gli Stati Uniti un accordo di libero scambio globale (TTIP), la Commissione sosteneva che non avrebbe abbassato gli standard. Ma le recenti dichiarazioni del commissario commerciale Phil Hogan sugli attuali colloqui mostrano un approccio diverso. Ha parlato di “un lungo elenco di barriere normative in agricoltura” che potrebbero essere “risolte” in un accordo.

Queste “barriere normative” esistono per delle buone ragioni: abbiamo regole sui pesticidi e gli ormoni chimici nelle carni per proteggere la nostra salute e l’ambiente. Abbiamo restrizioni sugli OGM per proteggere la biodiversità e i consumatori. Abbiamo restrizioni sulle carni trattate con cloro o acido per proteggere il benessere degli animali e la sicurezza alimentare. L’impegno dei cittadini dell’UE nei confronti di un approccio precauzionale è stato fortemente confermato durante il dibattito pubblico sul TTIP, un accordo commerciale che non sarebbe sopravvissuto a un voto democratico all’interno dell’UE se avesse incluso concessioni sulla scala ora richiesta dagli Stati Uniti.

Riteniamo che la Commissione stia mettendo a rischio gli obiettivi (dichiarati) del “Green Deal europeo”. Questa strategia elenca, almeno sulla carta, diversi elementi ora nel mirino degli Stati Uniti. Ad esempio, secondo la strategia l’UE deve lavorare “per ridurre in modo significativo l’uso e il rischio dei pesticidi chimici”. I ripetuti richiami del Panel intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) e della Piattaforma intergovernativa di politica scientifica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES) a sostegno di un’agricoltura sostenibile aggiungono ulteriore forza a questo impegno.

Tuttavia, la Commissione non ha respinto le richieste degli Stati Uniti di abbassare le ambizioni in questo settore, e quindi rischia di aggiungere potenza al tipo di agricoltura più inquinante. Inoltre, dato che l’approccio conciliante della Commissione è un tentativo di proteggere le esportazioni dall’UE di auto notoriamente dannose per il clima, la promessa del Green Deal europeo di attuare un approccio più ecologico all’agricoltura e al commercio sembra ora essere compromessa dalla stessa Commissione.

Inoltre, la Commissione non ha nemmeno il mandato per condurre negoziati su tali questioni. Il mandato adottato nell’aprile 2019 non lascia spazio ai negoziati su alimenti e altri standard di sicurezza. Il commissario commerciale Hogan ha affermato che “sta cercando di esaminare i modi in cui attraverso la cooperazione normativa potremmo essere in grado di considerare le barriere non tariffarie come un modo per mettere in discussione le questioni agricole”. Ciò suggerisce che il commissario per il commercio Hogan vuole stabilire un dialogo segreto a lungo termine dietro le quinte per trovare il modo di soddisfare le richieste degli Stati Uniti, per le quali ha il sostegno di alcuni Stati membri.

Non dobbiamo permettere che ciò accada.

Ciò minerebbe le leggi e le procedure dell’UE concordate decenni fa, non rientra nell’attuale mandato e non dovrebbe rientrare in un nuovo mandato.

Alla luce di quanto affermato e motivato, chiediamo ai governi europei in seno al Consiglio dell’UE e ai parlamentari nazionali e europei di garantire che le nostre preoccupazioni in materia di protezione dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente, trasparenza e coinvolgimento della società civile siano considerate e accolte. I nostri eletti devono chiedere una revisione degli attuali colloqui commerciali con gli Stati Uniti. L’UE deve chiarire inequivocabilmente all’amministrazione degli Stati Uniti che i nostri livelli di salute pubblica e protezione ambientale non sono in vendita, che non soccomberemo alle minacce degli USA e che la politica commerciale deve mettere al primo posto le persone, l’ambiente e il clima.

 

 

https://stop-ttip-italia.net

 

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