Vota No al Referendum Confermativo Riforma Costituzionale

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Perchè voterò NO alla riforma della Costituzione targata “Renzi-Boschi”
di Marco Travaglini
Ad ottobre o a novembre ( non è ancora dato a sapere) si voterà il referendum confermativo sulla riforma costituzionale. Personalmente voterò “No” e mi impegnerò perché questo confuso pasticcio istituzionale, non privo di pericoli, venga bocciato. La materia costituzionale è di grande rilievo e delicatezza e  potevano essere trovate altre soluzioni, più equilibrate, per modificare l’assetto istituzionale, ascoltando le osservazioni, le proposte e le critiche. Si è preferito invece forzare la mano, in nome di un decisionismo molto discutibile, con una revisione dettata dal governo al parlamento.  Ora, terminato l’iter parlamentare, questo sarà il tema oggetto di referendum popolare nel prossimo autunno, sul quale la conoscenza è scarsissima. I cittadini, cui secondo Costituzione appartiene la sovranità, non sono mai stati coinvolti nella discussione. Domina la scena la voce del governo che ha voluto e dettato al Parlamento questa deformazione della Costituzione, che viene descritta come passo decisivo per la semplificazione dell’attività legislativa e per il risparmio sui costi della politica, anche se è noto che il risparmio è tutto da dimostrare e la semplificazione non ci sarà. Avremo invece la moltiplicazione dei procedimenti legislativi e la proliferazione di conflitti di competenza tra Camera e nuovo Senato, tra Stato e Regioni. Il risultato è prevedibile: sono ridotte le autonomie locali e regionali, l’iniziativa legislativa passa decisamente dal Parlamento al governo, in contraddizione con il carattere parlamentare della nostra Repubblica, e per di più il governo non sarà più l’espressione di una maggioranza del paese. Già l’attuale parlamento è stato eletto con una legge elettorale definita, in modo appropriato dal suo stesso inventore, “Porcellum”. Ancora di più in futuro , con la nuova legge elettorale (l’Italicum) – risultato anch’esso di forzature parlamentari e di voti di fiducia – una minoranza, grazie ad un abnorme premio di maggioranza e al ballottaggio, si impadronirà alla Camera di 340 seggi su 630. Ridotto a un’ombra il Senato, il Presidente del consiglio avrà il dominio incontrastato sui deputati in pratica da lui stesso nominati. Gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, Csm) ne usciranno ridimensionati, o peggio subalterni. Se questa revisione costituzionale sarà definitivamente approvata la Repubblica democratica nata dalla Resistenza ne risulterà stravolta in profondità. Ed è  gravissimo che un Parlamento eletto con una legge giudicata incostituzionale dalla Corte abbia sconvolto il patto costituzionale che sorregge la vita politica e sociale del nostro paese. La costituzione è di tutti e non può essere a disposizione di una maggioranza che non ha vinto le elezioni . Sono queste le ragioni che mi spingono all’impegno affinché – con il voto referendario – venga bocciato questo disegno e si apra un percorso per azzerare l’Italicum e riscrivere una nuova legge elettorale. Sono rimasto impressionato della campagna quasi intimidatoria che si è scatenata contro chi dichiara che voterà “no”. Addirittura la ministra Boschi ha dichiarato, con una disinvoltura impressionante, che se passa la riforma costituzionale si potrà combattere meglio il terrorismo. Al di là delle provocazioni, occorre stare al merito del tema in discussione. Il nodo della vicenda sta nella sommatoria tra riforma costituzionale e riforma elettorale che spianerebbe la strada ad un mostro giuridico che travolge i principi supremi della Costituzione. L’“Italicum”, infatti, aggiunge all’azzeramento della rappresentatività del Senato e al centralismo che depotenzia il pluralismo istituzionale, l’indebolimento radicale della rappresentatività della Camera dei deputati. Il premio di maggioranza alla singola lista consegna la Camera – che può decidere senza difficoltà, a maggioranza, in merito a tutte o quasi tutte le cariche istituzionali – nelle mani del leader del partito vincente (anche con pochi voti) nella competizione elettorale. Per mesi ci è stato spiegato che l’Italicum era ed è una legge elettorale perfetta, tagliata su misura per il nostro sistema e per garantire la governabilità mancata tra prima, seconda e terza Repubblica. Forse, anche alla luce di una realtà dell’offerta politica costruita su tre poli, qualcuno si porrà la domanda sull’ipotesi concreta che a un ballottaggio eventuale possano approdare il Movimento 5 Stelle e una destra ricompattata come a Milano? O no?  Non discutere, non ascoltare, andare avanti a testa bassa, pensare a come concentrare il potere invece che far vivere pienamente la democrazia equivale ad un modello preciso: quello dell’uomo solo al comando. Una sorta di “premierato assoluto” che, come sottolineato da tanti esperti in materia, diventerebbe privo degli idonei contrappesi. Con  effetti collaterali negativi anche per l’elezione del Capo dello Stato, dei componenti della Corte costituzionale, del Csm. In pratica il governo Renzi sta realizzando, in concreto, il programma di Berlusconi. Per questo bisogna contrastarlo apertamente.

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