Il nuovo ordine del “Partito della Nazione”

Il fascismo è caduto da settant’anni dopo i venti in cui è stato al potere. Dovrebbe dunque essere già dimenticato. In sostanza è così. Al fascismo come quello del 1922-1944 non si potrebbe più pensare a men che non ci si limiti a considerare l’ Ordine fascista come concetto del tutto autonomo, o addirittura tecnico: un Ordine, cioè, non più al servizio di ‘Dio’ , della ‘Patria’ e della ‘Famiglia’, cose in cui nessuno ormai crede più, ma un Ordine che garantisca la vita del Regime e degli interessi che lo sostengono.

Nell’autunno del  2011 siamo stati per lo più inconsapevoli e passivi testimoni di un colpo di stato diretto da quel professionista di Napolitano. Un golpe in piena regola, con la predisposizione di tutte le contromisure necessarie a sopprimere un’eventuale reazione, che comunque nemmeno pallidamente vi è stata: significativa la presenza dell’ ammiraglio De Paola nel governo Monti come ministro della difesa (primo militare in un governo della repubblica italiana, con un trascorso di  capo di stato maggiore della difesa prima, e poi presidente del comitato militare della NATO fino al 2011); e l’incremento del sovvenzionamento alla stampa per ingraziarsi le testate giornalistiche con lo scopo di far tacere tutte quelle voci che potessero spiegare quanto stava avvenendo.

Questo colpo di stato non dichiarato perdura con lo stesso alto comandante, che alterna alla navigazione i suoi diversi timonieri. Ci ritroviamo ora con la coppia Renzi/Berlusconi ‘uguali nel potere’, se si può riassumere con queste parole un concetto ben più complicato e drammatico. Con loro non soltanto il lavoro non viene tutelato, la giustizia non viene riformata, ma i poteri forti sono tutt’altro che contrastati.

In questo  quadro generale in cui la mancata capacità di uscire dalla crisi e di puntare a una crescita economica e occupazionale alimenta le tensioni sociali, l’indebolimento e lo sgretolamento, con le buone o con le cattive, delle organizzazioni sindacali, spiana la strada alle politiche liberiste dirette ad un abbattimento del welfare e dei diritti sociali. Gli scontri e la tensione altissima a Roma durante il corteo degli operai Acciai Speciali di Terni vanno viste come il segno evidente di una gestione del conflitto tipico delle destre fasciste, ma anche delle nuove destre “democratiche” che sono la loro medesima controfigura “accettabile”.

Frasi come “accertare le responsabilità”, “analisi dettagliata dell’accaduto”, “abbassare i toni tra le parti”, non dicono nulla, fanno parte del repertorio delle solite parole svuotate  di ogni forza e significato, di conio berlusconiano, il cui utilizzo accomuna questo con i governi che lo hanno preceduto.

Ora che la rivoluzione neoliberista ha raggiunto il cuore e il cervello già rattrappito di ciò che resta della vecchia sinistra moderata, è più che mai necessaria una risposta ferma e duratura e che va ideologicamente ed intellettualmente sostenuta,  a cominciare dai prossimi appuntamenti sindacali dell’ 8 Novembre a Roma con la manifestazione nazionale del pubblico impiego e del 14 novembre con lo sciopero generale della Fiom contro le misure contenute nel  jobs act.

 

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