La Repubblica di Salò

La Repubblica di Salò

E’ una fotografia.

Una fotografia sbiadita in una giornata uggiosa.

dicembre 1944 teatro lirico Milano

Una fotografia del Corriere della Sera del Dicembre 1944. Una fotografia presa alla prefettura di Milano. L’ultima volta che il “Cavaliere Benito Mussolini” vide la sua città di adozione.

Era sul predellino e arringava i legionari in camicia nera. Attendeva l’inizio dell’assemblea al teatro Lirico.

http://youtu.be/7PWiI6idjCg

Immaginiamo il povero vecchio che credeva di essere un Cesare, ridere, urlare ed ammiccare il popolo fascista.

Il povero vecchio , chiamato Benito per onorare il grande rivoluzionario messicano, doveva recitare il suo Macbeth. Sapendo perfettamente di avere le ore contate. Povero vecchio.

Il ricordo degli anni di potere del barbonismo sessuale, l’uso indecente dello Stato, la spregiudicatezza, la mancanza di morale, l’odio verso i nemici, ma non l’intelligenza diventava oblio. L’unica soluzione rimaneva il combattimento. Quel giorno davanti a quarantamila fascisti felici e osannanti (così scriveva il Corriere Della Sera) il Cavaliere romagnolo promise, al teatro Lirico, di vincere la guerra.

Perlomeno di pareggiarla.

Le armi segrete, la forza invincibile delle falangi teutoniche avrebbero costretto gli Anglo-Americani ad una pace decorosa, per l’Asse.

I nemici erano i comunisti.

Sappiamo com’è andata. Ma i quarantamila, donne e uomini, erano sicuri delle farneticazioni del Cavaliere romagnolo.

Quattro mesi dopo i fedelissimi volevano trincerarsi in Valtellina.

Non riuscirono.

Finirono trincerati in piazzale Loreto.

Tra i due “Cavalieri”, quello romagnolo e quello brianzolo, esistono evidenti similitudini sia d’intelligenza che di moralità.

Complementari con le dovute differenze.

Per fortuna.

Le motivazioni delle portinaie del ’44 -tutte spie del regime- che inneggiavano al Duce e quelle delle vecchie carampane -urlanti sotto la residenza romana dell’ex presidente del consiglio “Cavalier Silvio Berlusconi”- sono identiche. Ignoranza e immoralità.

Ma i due gruppi si differenziano per la pericolosità verso la comunità. Le fasciste nella notte fredda di Milano facevano sicuramente più paura delle quattro barboncelle di Roma.

Il risultato politico più eclatante tra quello che successe nel ’44 e quello che successe nel ’94 è l’invariante politica: la costruzione del gruppo dirigente.

Il peggiore di questo sfortunato paese nei centocinquanta anni della sua vita.

http://youtu.be/mtW3wV08xao

Tutti noi ricordiamo i cocainomani che per la “bella morte” insanguinarono il nord Italia. Pavolini, l’ultima raffica di Salò, Buffarini Guidi e gli altri sono, nel nostro immaginario collettivo, vissuti come mostri.

Per fortuna la Storia è andata avanti.

Non si preoccupi “Cavaliere Silvio Berlusconi”: la Santanchè, Cicchitto e gli altri non la seguiranno in piazzale Loreto. L’immaginario collettivo italiano, oggi, non li considera mostri ma solo tr… e ladri.

Il grande filosofo, in gioventù -con ironia- prendendo per i fondelli l’imperatore di Francia Napoleone III, spiegò al mondo come  la Storia non si ripeta.

La prima volta è una Tragedia.

La seconda una Farsa.

“Cavaliere Silvio Berlusconi”, le è andata bene, ha vissuto la seconda!

 

p.s

non posso, da buon samaritano, non ricordare tutte le mattine, da sveglio, il commosso pensiero verso le notti di follie in Arcore.

“Cavalier Silvio Berlusconi” non si preoccupi: spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè la troverà sempre.

Anche da vecchio.

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