La Commissione lavoro del Parlamento Europeo boccia il CETA!

La Commissione lavoro del Parlamento Europeo boccia il CETA!

croce-cetaEMPL, la commissione del Parlamento europeo che si occupa delle politiche del lavoro, ha approvato con 27 voti contro 24 un suo parere al CETA in cui chiede al Parlamento Europeo stesso di rigettare l’accordo. Grazie al lavoro di controinformazione fatto da tutti noi, e dalle migliaia di email inviate, il parere recita:  “La commissione per l’occupazione e gli affari sociali invita la commissione per il commercio internazionale, competente per il merito, a raccomandare la reiezione del progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell’accordo economico e commerciale globale (CETA) tra il Canada, da una parte, e l’Unione europea e i suoi Stati membri, dall’altra”.

Nelle motivazioni, il cui testo alleghiamo qui si legge: “per quanto concerne la creazione di posti di lavoro dignitosi, i dati empirici basati su modelli reali indicano, nella migliore delle ipotesi, aumenti complessivi marginali per l’occupazione dell’UE, non superiori allo 0,018% in un periodo di attuazione da 6 a 10 anni. Inoltre, studi recenti sulla base di tali modelli hanno previsto perdite effettive di 204 000 posti di lavoro per l’UE nel suo complesso, tra cui 45 000 in Francia, 42 000 in Italia e 19 000 in Germania. Oltre a ciò, la valutazione d’impatto sulla sostenibilità condotta nel 2011 mostra turbamenti settoriali significativi, che potrebbero portare, in ultima analisi, a un aumento della disoccupazione a lungo termine.

Per quanto riguarda le retribuzioni, i dati empirici mostrano che l’accordo contribuirebbe ad approfondire il divario retributivo esistente tra lavoratori qualificati e non qualificati, aumentando in tal modo le disparità e le tensioni sociali. Inoltre, si prevedono effetti di redistribuzione considerevoli in relazione al reddito nazionale, che per l’UE corrisponderebbero a un aumento dello 0,66% a favore dei possessori del capitale, aggravando quindi ulteriormente i disordini sociali.

L’accordo non prevede nemmeno un capitolo contenente misure volte specificatamente a sostenere le PMI. Vi sono attualmente 20,9 milioni di PMI nell’UE (il 93% delle quali con meno di 10 dipendenti), ma solamente 619 000 esportano al di fuori dell’Unione. Nel contesto liberalizzato creato dal CETA, tali PMI saranno completamente esposte alla forte concorrenza delle imprese transnazionali nordamericane, il che metterà a rischio i 90 milioni di posti di lavoro che esse forniscono (il 67% dell’occupazione totale).

Nonostante il fatto che il CETA contenga un capitolo speciale sul commercio e il lavoro, vi è una chiara disparità tra i livelli di protezione previsti per gli investitori e per gli interessi e i diritti dei lavoratori. Lo status privilegiato accordato agli investitori tramite il sistema giudiziario per la protezione degli investimenti (ICS) si contrappone in modo evidente al meccanismo di consultazione previsto per la protezione degli interessi e dei diritti dei lavoratori”.

Quando il Parlamento si esprime e si misura, la mobilitazione paga e le vere opinioni di tutti emergano. Dobbiamo continuare a spingere e accelerare ancora per cui l’appello è a “adottare” con maggior amore il vostro parlamentare per chiedergli di smettere di sostenere il CETA e di ascoltare le preoccupazioni dei cittadini, ma anche dei suoi colleghi.

 

Leave a Comment

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>