ITALIANI NEL MONDO MADE IN ITALY non tutti sono in crisi …..

Articolo 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Riepilogo Missioni

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All’alba del nuovo anno 2017 entra in vigore la legge n.145/2016 licenziata dalle camere il 21 luglio 2016, “Disposizioni concernenti la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali”. Attesa da tempo sia dai militari che dalla Società civile, dovrebbe riempire lacune e disorganicità che ci riportano al 1982,anno della prima operazione militare fuori confine dal dopoguerra (Libano 1 ).

Mancava e continuerà a mancare per alcuni aspetti. Una disciplina per l’impiego dei militariall’estero, norme e retribuzioni da applicare, procedimenti di autorizzazione e di controllo del Parlamento.

La Costituzione ad oggi non prevede l’impiego dello strumento militare al di fuori dei confini nazionali, ad eccezione dello “Stato di guerra”.

Per questo la partecipazione da oltre un quarto di secolo delle missioni all’estero viene autorizzata dal parlamento e rinnovata ogni volta con singoli Decreti-legge.

Decreti che assicurano una copertura semestrale o trimestrale raramente annuale, solitamente presentati regolarmente dal governo dopo lo scadere della proroga precedente come sanatoria.

L’ultimo decreto che scade a fine anno è stato portato in Parlamento il 16 maggio 2016, quando tutte e 29 le missioni oggetto del provvedimento non avevano più copertura normativa legale e finanziaria da oltre 4 mesi: precisamente dal 31 dicembre 2015, data di scadenza del precedente Decreto autorizzativo.

Emergono aspetti controversi nella nuova legge, è vero che mette fine ai decreti omnibus da un lato. Contenevano insieme missioni militari completamente differenti tra loro e programmi di cooperazione pacifica sottraendo così il Parlamento al ricatto di un unico voto.

Da l’altro lato però non prevede esplicitamente un voto in aula – il Governo non ha accolto tutti gli emendamenti presentati che invece lo prevedevano -sembra dunque implicita che l’esame e la sua approvazione di ogni singola missione possa tranquillamente limitarsi al livello delle commissioni difesa.

Questo comporta l’assenza di dibattito pubblico, scarso o nullo eco mediatico e bassi standard di trasparenza: dei lavori nelle commissioni, non è previsto nessun resoconto stenografico.

Anche la procedura tecnica di finanziamento, conseguente all’autorizzazione, finisce per diventare una semplice informativa alle camere. Le commissioni competenti ( bilancio) riceveranno infatti decreti di finanziamento ( incarico al fondo apposito appena istituito dall’ultima legge di bilancio) su cui sono tenuti a dare un parere “di indirizzo” entro 20 giorni. Il Governo potrà poi  indifferentemente tenerne conto o meno.

I REPARTI DIRETTI DALL’AISE

Almeno in un caso il ruolo del Parlamento non esiste, qui la legge quadro di riforma non centra: il riferimento normativo infatti è un decreto del Presidente del Consiglio- approvato il 10 febbraio 2016 e secretato – che autorizza il Governo a mandare all’estero reparti speciali delle forze armate senza alcuna limitazione e sotto la linea di comando dei Servizi Segreti invece della Difesa, con tutte le garanzie operative giuridiche proprie delle operazioni di intelligens.

Un passo inedito per il nostro Paese che per la prima volta mette l’Italia sullo stesso piano degli USA, Francia e Regno Unito, dove questo genere di attività è prassi comune da decenni.

Sembra che reparti sotto copertura autorizzati con la nuova procedura sarebbero da tempo in azione in Libia. Sembrerebbero Parà del colonnello Moschin e Incursori della Marina e dell’Aereonautica, circa 50 uomini impiegati in azioni di infiltrazione con le fazioni in guerra.

Su tutta la materia è prevista un’informativa probabilmente parziale, solo per il COPASIR solo su richiesta e con vincolo di segretezza.

GLI IMPEGNI IN CORSO

Torniamo alle operazioni in chiaro tra le quali non possiamo ancora conteggiare l’invio di 140 soldati in Lettonia previsto per il 2018 che sarebbe stato deciso nel vertice NATO di Varsavia del luglio scorso. Al netto della base di Gibuti tra le 30 missioni in corso i teatri più significativi sono 6.

1) Mediterraneo dove unità della Marina impegnate in attività di sorveglianza e soccorso.

2) Libia e Libano dove l’Italia schiera 1100 uomini e il generale Portolano ha appena lasciato il comando della missione UNIFIL all’omologo Irlandese Michael Beary.

3) Kossovo 550 militari italiani opera all’interno della missione NATO KFOR.

4) Afganistan con il programma europeo EUPOL e la missione NATO RESOLUTE SUPPORT con circa 950 uomini

5) Irak missione PRIMA PARTHICA raccoglie il maggior numero di militari italiani fuori dai confini nazionali: oltre 1400 unità inclusi addestratori dei reparti speciali operativi a Bagdad.

6) 450 Bersaglieri del 6° Reggimento di stanza a Trapani e inquadrati nella Brigata Meccanizzata “Aosta”, che hanno ultimato il dispiegamento a ottobre scorso. Incaricati di difendere la diga di Mosul, di cui l’italiana TREVIspa si è aggiudicata i lavori di ristrutturazione, i neoarrivati sono di fatto diventati l’avamposto “crociato” più vicino alla capitale dell’autoproclamato Stato Islamico.

Definirlo un fronte caldo è un eufemismo. Il compenso per i rischi, e la distanza da casa e tutto il resto? L’indennità di missione che varia molto poco a seconda del grado e del teatro operativo: da un minimo di 100 ad un massimo di 150 € al giorno. Tutto incluso.

Articolo tratto da Pagina 99 di Massimo Bongiorno

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