Insegnare l’ignoranza – Di Tamara Erde – 2014 e ancora – La mia Corea del Nord di Luca Faccio


Insegnare l’ignoranza
di Tamara Erde
L’insegnamento della Storia può essere oggettivo? Nemmeno quando si fa riferimento ad avvenimenti molto lontani nel tempo gli esperti sono sempre concordi, molto spesso i fatti vengono interpretati in base alle idee politiche dei singoli studiosi e non di rado il dibattito è acceso. L’oggettività diventa ancor più sfuggente, quando gli eventi storici sono recenti e influenzano il nostro presente. Tutti sono concordi nell’affermare che conoscere il proprio passato è fondamentale, ma nelle regioni in cui i contrasti sono violenti e sanguinosi – come nel vicino oriente – l’interpretazione e l’insegnamento della Storia da parte delle parti in causa differisce in maniera evidente. Qual è allora la verità storica? La realizzatrice del documentario ha cercato di scoprire in che modo il sistema scolastico palestinese e israeliano insegnano la storia dei rispettivi popoli. Una storia che li lega indissolubilmente, ma che anche è fonte di profonde divisioni e di incomprensioni fin qui insanabili.

 

La mia Corea del Nord
di Luca Faccio


La Corea del Nord guidata dal nuovo leader Kim Jong Sum, salito al potere nel 2011, è un mistero senza precedenti. Guidata con pugno di ferro dal nuovo leader, impegnato a ritagliarle un posto quale potenza nucleare emergente, il paese sta assistendo al boom economico della capitale Pyongyang nonostante la carestia endemica che lo affligge da anni. Il persistere di epurazioni, fucilazioni, campi di prigionia, l’ideologia di stato e il controllo ferreo di ogni cittadino su piano politico da un canto; dall’altro, il fiorire, nella capitale, di moderni supermarket, grattacieli e cantieri di ogni genere (per un nuovo aeroporto o un nuovo polo scientifico) sino alla comparsa -impensabile sino a qualche anno fa- di cellulari e auto, anche di grossa cilindrata. Dopo la sua prima visita nella Corea del Nord, nel 2005, Luca Faccio, fotoreporter e autore del documentario, ci consegna un ritratto inedito di uno dei paesi più enigmatici d’Oriente. Girato in tre tappe, tra il 2012 e il 2015, sotto stretta sorveglianza, il documentario è l’occasione per scoprire la rivoluzione economica che si fa strada lentamente nella capitale. E se è pur vero che di norma l’apertura ai prodotti commerciali favorisce l’emergere di scambi culturali – nel 2016, nella capitale si è tenuto il primo, storico concerto rock di una band slovena (dove però due terzi dei duemila posti erano ancora occupati dall’élite e il rimanente da diplomatici e turisti)-, questa timida apertura non deve trarre in inganno. Il controllo sull’informazione rimane ferreo: un unico canale televisivo, 14 quotidiani soggetti alla censura ideologica. Il possesso di film sudcoreani è passibile di arresto, la musica occidentale è vietata, i campi di prigionia sono una decina e il culto della personalità votato a Kim Jong Sum permea ogni aspetto della vita quotidiana dei nordcoreani. Tanto che in Nord Corea il 2017 è l’anno 105. 105 anni dalla nascita del grande timoniere, Kim -Il Sung, deceduto nel 1994.

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