Gaza – i secchi del mondo

Quando l’acqua è troppo rara e così importante che non puoi nemmeno gettartene un secchio in testa.

Nessuna polemica sull’uso che se ne sta facendo per pubblicizzare la ricerca per affrontare la SLA grave malattia.

Ogni ricerca che ci rende più liberi e sani è benvenuta.

I fondi economici per sviluppare molte ricerche ci sono nel mondo ma ci vuole anche la volontà politica e non tutti la pensano così.

Chi detiene enormi capitali vuole solo continuare a farne sempre di più e non importa come.

Potremmo vedere la fine di molti problemi del mondo e tante  ricerche arrivare a buon fine senza passare per forza ogni volta da una campagna pubblicitaria perché semplicemente è un nostro DIRITTO.

Le immagini ricattatorie e ipocrite che usano i volti dei soliti personaggi famosi o meglio conosciuti buoni per pubblicizzare ogni prodotto spesso fanno solo pubblicità a se stessi cercando di farci sentire in colpa se non doniamo del denaro.

Le colpe noi sappiamo dove stanno e di chi sono, un solo piccolo esempio: meno armi, meno ricerca militare bastano ed avanzano per far ripartire un mondo migliore.

Aspettiamoci sempre e comunque altre campagne pubblicitarie da elemosina.

Ciclicamente abbiamo una cattiva situazione che va bene per la nuova raccolta “umanitaria” di turno.

La solidarietà passa sempre dalla Lotta per i tuoi diritti che sono anche quelli di tutti !!!

Un appello per Gaza: sull’onda della moda dell’estate, le secchiate d’acqua ghiacciata contro la SLA. Solo che a Gaza, dice Ayman al Aloul in questo video, l’acqua è troppo preziosa per sprecarla.
Così al Aloul – abitante di Gaza, 42 anni, giornalista e autore satirico – decide di tirarsi addosso una secchiata sì, ma non di acqua.
Dovevo trovare un modo di mandare un messaggio al mondo, ha detto il giornalista: la sua è la Sfida del Secchio di Detriti. Qualche amico gli aveva suggerito una secchiata di sangue o di schegge. Lui ha optato per un’immagine più simbolica. Un buon modo ha detto di descrivere Gaza oggi: rottami, distruzione, cemento e detriti. E l’iniziativa comincia a prendere le ali sui social network, fra facebook e Twitter, con gli hashtag #Rubble Bucket Challenge o #Dust Bucket Challenge.
Aloul mira a poco: gli basterebbero, dice, cinque persone famose, attori o presidenti, che si versino in testa un secchio di Sassi per Gaza.

Pubblicato il 25/ago/2014

Roma (TMNews)

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