PDismo

Il PD costituisce forse l’esperienza di governo piú nefasta sperimentata dall’Italia nel dopoguerra. Nelle sue varie metamorfosi l’ex-PCI italiano ha concentrato sforzi ed energie nell’emulare gli avversari, piú andreottiano della DC ai tempi di Berlinguer, piú berlusconiano di Berlusconi ai tempi del magnate pigliatutto.  Tutto questo senza mai abrogare al precetto stalinista e centralista: il fine giustifica i mezzi. La scalata e la permanenza al potere si giustificano da sé.

Nella sventurata parabola camaleontica del PD brilla la mancanza di un progetto sociale, economico, culturale, che non sia l’opportunismo dell’emulazione. Nella sua trasformazione finale il PD é ora diventato marchionnesco in politica sociale, neocon e gladiista in politica estera, draghiano in politica economica, barrosiano in politica europea, berlusconiano nella comunicazione e nell’immagine,  pduista in democrazia applicata, democristiano e mafioso nella gestione; ma non disdegna neanche qualche alzata di testa larussiana o leghista se necessario.

I mezzi adottati, di volta in volta, hanno peró scardinato la democrazia italiana, minato la partecipazione popolare, distrutto le aspettative dei cittadini, e votato il paese alla rovina piú di qualsiasi altro attore politico apparso in Italia.  Ai suoi iscritti e rappresentati il PD consegna un pugno di mosche, insieme ad una perdita totale di fiducia nella politica e nelle istituzioni. Solo ai suoi fiduciari e accoliti consegna posti, proventi e benefici, alla fine unico vero beneficio della permanenza al potere. Concentrare le ire su Matteo Renzi, per quanto fastidioso e petulante sia l’uomo, tardo emulo democristo-berlusconiano, che sventola 80 miseri euro pensando di riesumare i sogni milionari di Berlusca, non é sufficiente. Lui é solo l’attore scelto tatticamente dagli strateghi PDisti, il mezzo giustificato dal fine. Come per tutti i politici mediocri la strategia non cambia mai, si ripete ottusamente, testardamente identica a sé stessa. Non senza risultati collaterali, non dimentichiamo le fortune personali accumulate dai pdisti. E per il resto, ennesima emulazione filo neocon: fuck gli italiani!

Questo mosaico di quanto c’é stato di peggiore nell’Italia del dopoguerra rischia di trascinare tutto quanto é fuori dai circuiti del potere e del danaro nella caduta. A meno che movimenti dal basso non riescano a costruire finalmente un progetto sociale, economico, globale alternativo, e riescano finalmente a rottamare lo zelig pidiista. Altrimenti lo faranno i movimenti della destra, che giá sono inseriti nelle lotte sociali e in tutti gli spazi lasciati aperti, dalla lotta all’europeismo e all’austeritá, alle questioni internazionali. Ma attenti alla metamorfosi pdista in partito neofascista, anti-europeo, populista, per scalare il cambiamento: Yes, we can!

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