EZLN-Primo Gennaio 1994-2014: 20 Anni di Lezioni Zapatiste

 

Estratti da Sergio Rodríguez Lascano direttore della rivista Rebeldia

da-Rebellion-con il consenso dell’autore -CreativeCommons-Traduzione EnnEnnE

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Compagni:

Esattamente 20 anni fa il 1 Gennaio 1994 ci siamo svegliati con la notizia che gli indiani Maya dello Stato del Chiapas aveva preso le armi contro il fetido governo di Carlos Salinas de Gortari.

Una nuova generazione é poi scesa in strada e si é identificata con la Ribellione zapatista.

L’insurrezione zapatista del 1 gennaio aveva colpito la coscienza nazionale. Secondo il giornalista José Emilio Pacheco:”Noi Messicani chiudiamo gli occhi per non vedere l’altro Messico e pensiamo che cosí facendo esso scompaia. Il Messico che  credeva di essere diventato parte del primo mondo si é svegliato con una ribellione che lo riportato indietro di un secolo..

A questo punto è possibile porre fine alla violenza dei ribelli, solo con la fine della violenza degli oppressori “

(José Emilio Pacheco, La Jornada, 5 gennaio).

L’11 novembre 1989, erano cadute come birilli le cosiddette “democrazie popolari” (Germania Est, Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria, Polonia, Romania, Albania).

In America Latina, il 25 febbraio 1990, i sandinisti hanno perso le elezioni ed é iniziato non solo il processo di esproprio dei contadini nicaraguensi, e la fine delle cooperative  ma una dinamica di corruzione che si é sviluppata anche tra i leader Sandinisti.

Nel 1991 é stato il turno dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, il crollo che non può essere negato ha inaugurato l’arrivo di un capitalismo selvaggio gestito da una mafia criminale.

Il 16 Gennaio 1992, gli accordi di Chapultepec che hanno messo fine alla guerra in El Salvador sono firmati senza che le richieste fondamentali dei contadini per il diritto alla terra siano ascoltate

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Tra l’euforia di chi proclamava la « fine della la storia » e l’arrivo di un nuovo ordine mondiale, qualcuno ha descritto bene il momento che abbiamo vissuto e la nostra stoltezza:

“A Bucarest, una statua di Lenin cade, a Mosca una folla impaziente fa la coda alle porte di McDonald.

 Il famigerato muro di Berlino si ritrova in pezzi.

A Varsavia e Budapest, i ministri delle finanze parlano come Margaret Thatcher.

 A Pechino succede lo stesso mentre i carri armati schiacciano gli studenti.

 Il più grande del Partito Comunista Italiano dell’Ovest, annuncia il suo prossimo suicidio.

Fine degli aiuti Sovietici in Etiopia e il colonnello Mengistu improvvisamente scopre  che il capitalismo è buono.

I sandinisti, protagonisti della rivoluzione piú bella del Mondo perdono le elezioni: Cade la rivoluzione in Nicaragua ! titolano i giornali

 Sembra che non ci sia piú spazio per le rivoluzioni, se non nelle vetrine dei musei archeologici.Non c’é piu posto nemmeno per la Sinistra a meno che non decida di pentirsi e sedersi al fianco dei banchieri.

Siamo tutti invitati al funerale del socialismo mondiale. Dicono che al funerale si accoda l’umanitá intera

 Confesso che non la penso così. Sono andati al funerale del morto sbagliato “.

 

(Eduardo Galeano: Il bambino perso del tempo).

 

La rivolta zapatista 1 ° gennaio ha aperto un nuovo ciclo di scontri sociali.

Il suo messaggio era ed è quello dei dannati della terra in cerca di una pratica di emancipazione.

Il pensiero libertario zapatista ha aperto un grande squarcio nel palazzo apparentemente solido

del potere ideologico del capitale, ed ha permesso di esprimersi intorno a vecchie e nuove

buone idee.

 

Né il governo né partiti di destra, né di sinistra o settori democratici, pensavano che una cosa del genere sarebbe accaduta.

Noi abbiamo cominciato a cercare di capire la nuova grammatica della ribellione zapatista, ma molte idee erano estranei a noi e molte volte, interpretate male.

La cosa più importante è che il 1 ° gennaio è stata una boccata d’aria fresca.

L’idea che non tutto era perduto era la chiave di lettura, e abbiamo potuto vedere avanti : la storia non solo non era finita, ma aveva ancora molte pagine vuote.

Ora possiamo aggiungere che la rivolta zapatista non corre il pericolo di essere inghiottito dal carattere onnivoro del capitalismo.

Nonostante  i tentativi effettuati dai media, gli zapatisti non sono parte della Società dello Spettacolo.

Gli zapatisti hanno creato un processo pieno di momenti brillanti, ma prima di tutto un processo continuo di lotte, azioni, esperienze, concatenate insieme che hanno formato una nuova pratica in ‘basso a sinistra’.

Così, nonostante i commentatori e gli analisti, che si scambiano il loro entusiasmo dandoli per morti gli  zapatisti, non solo continuano, ma generano nuovi processi sociali : internamente lo sviluppo dell’autonomia (autentico processo di auto-organizzazione, profondo e prolungato, senza pari nella storia) e la costruzione di nuovi rapporti sociali, cioè, nuovi modi di vita ; esternamente non hanno cercato di egemonizzare altri movimenti sociali ponendosi sempre accanto ai piú perseguitati, umiliati e offesi, coloro che sono considerati sacrificabili.

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Se qualcuno chiede a un Zapatista: Quali sono stati i vostri anni migliori? Questa sará la risposta, : ‘Quelli a venire !’

Infatti tra le cose più importanti che ci hanno mostrato c’è la volontà permanente di combattere, la capacità organizzativa e la convinzione di essere destinati a vincere.

Molta acqua è passata sotto i ponti dal 1 ° gennaio 1994. E molti attacchi  si socceduti da parte dei  signori del denaro, dei politici e dei loro palafrenieri “intellettuali” innamorati del potere che dal primo giorno sono stati assunti per una missione impossibile: denigrare la credibilità degli  Zapatisti e del loroEZLN.

Da parte nostra, abbiamo deciso con l’esempio degli Zapatisti di mantenerci in basso a sinistra  e cercare un altro approccio verso una realtà da costruire dove i meccanismi di comunità e auto-organizzazione guidino verso le trasformazioni pratiche e teoriche, accanto a quelli che vivono nella cantina dell’edificio capitalista.

Per realizzare questa costruzione era necessario essere disposti ad imparare di nuovo molte cose,

 

 

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scuola zapNel processo in cui “l’educatore deve essere educato” l’apprendimento è stato fondamentale (Lascano é il direttore di una rivista a cui fa riferimento la sinistra di classe messicana ndr)

Da allora, la strada non e ‘stata facile. Diversi paradigmi teorici del pensiero di sinistra sono stati chiamati in causa:

L’idea di un’avanguardia che dirige dal di fuori il movimento sociale.

L’idea che la teoria è solo per i pensatori universitari.

L’idea che la classe operaia è l’unica classe rivoluzionaria.

L’idea che ciò che conta nel concetto di lotta di classe, è il secondo elemento e non

primo.

L’idea che la diversità e la differenza sono un’ostacolo per combattere insieme.

L’idea che lo Stato è l’unico strumento per modificare in modo duraturo l’organizzazione sociale e le condizioni di vita sostenibili.

L’idea che si lotta per una rivoluzione socialista e che le minoranze  (indigeni, donne, omosessuali, lesbiche, altri amori, punk, ecc.) devono firmare un assegno inbianco

L’idea della sinistra, che chi non pensa secondo la visione unica è un nemico.


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A poco a poco abbiamo scoperto che esiste un’altra teoria: che viene da dentro i movimenti da comunità, quartieri, periferie, villaggi, dove le persone iniziano a riflettere sul significato di prendere in mano il controllo dei propri destini e, da lì sviluppare una teoria da loro stessi prodotta

Questo nascita di “pedoni della storia”, come i colleghi zapatisti dicono, quelli senza documenti o diplomi universitari da diversi anni ormai, stanno generando la vera teoria politica.

La grande domanda per le  organizzazioni d’avanguardia ed i formatori di pensiero é se avranno la modestia di ascoltare quelle voci. Se saranno in grado di abbassare il volume del rumore prodotto dalle loro stesse teorie, spesso disegni validi per qualsiasi momento della storia, cioè, a nessuno.

Si impara ad ascoltare solo quando si è in silenzio.

Sará possibile che dopo tanti anni di chiacchiere, la sinistra abbia la capacità di stare zitta e ascoltare?

Le voci provenienti dal basso, anche se solo di pochi decibel, sono chiare e nitide. É solo necessario abbassarsi un poco e prestare attenzione.

E poi ci rendiamo conto che dal profondo della società messicana un ruscello, sta turbinando creando idee e pensieri, come vediamo oggi nella Piccola Scuola Zapatista. Se affiliamo l’orecchio dobbiamo riconoscere che sì, in effetti, le nuove generazioni zapatiste sono molto più lucido e capaci di quelli che hanno fatto l’insurrezione.

Le molteplici voci di sostenitori zapatisti confermano che, nonostante il grande sforzo del suo capo militare e portavoce, solo un pallido riflesso di ciò che stava succedendo in territorio Zapatista ci é stato trasmesso


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La ricchezza di questa esperienza ci ha dato nuovi strumenti pratici e teorici. É

nostra responsabilità farne un uso proficuo. Sappiamo che non è stato facile, e siamo lontani dall’averlo fatto ma stiamoveramente cercando di farlo.

Loro non si arrendono, non si vendono, non rinnegano. Sono riusciti a conservare il fuoco e togliere la cenere. Quel fuoco rappresenta  la nostra volontà di lottare contro lo sfruttamento, il saccheggio, la repressione e il disprezzo ossia contro l’essenza del capitalismo.

“Lasciate che vi dica che L’EZLN ha avuto la tentazione di egemonia non solo dopo la rivolta, ma anche prima. C’era la tentazione di imporre modalità e identità, che gli zapatisti fossero l’unica verità. Sono state in primo luogo le popolazioni che l’hanno impeditito  e che ci hanno insegnato che ci sono molti mondi e che è possibile e necessario il rispetto reciproco’’’… si vuole dire che c’è un diverso modo di sentire la stessa rabbia, e che questa pluralità è la direzione e la meta che vogliamo e proponiamo …

“Noi siamo tutti  Zapatisti come lo sono tutti quelli che si definiscono Comunisti, Socialisti, Anarchici,Libertari, Punk, Dark per dare un nome alla propria differenza

(Estratti del discorso del Subcomandante Marcos: “Sette venti dal  basso “).

 

Questo concetto ci sfida a formulare una risposta.


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prato zap“Nella  Sesta (Dichiarazione dalla Selva Lacandona)  non abbiamo detto che tutti i popoli indios erano dell’EZLN, o che avremmo diretto politicamente i lavoratori, studenti, contadini, giovani, donne, altri.

Ognuno ha il suo spazio, la sua storia, la sua lotta, il suo sogno, la sua proporzionalità dunque dobbiamo provare a lottare insieme per tutti e per ciascuno.”

 “Siamo preoccupati perché il mondo che ha partorito tanta lotta e rabbia continua a vedere la donna con tutte le varianti del disprezzo imposti dalla società patriarcale; che continua a considerare malati coloro che hanno delle preferenze sessuali differenti; che pensa che i giovani debbano essere domati  e fatti ‘maturare’; che l’ indio continui ad essere disprezzato e umiliato o nella migliore delle ipotesia considerato come un ‘buon selvaggio’che deve essere civilizzato

‘Siamo preoccupati, perché in questo mondo non c’è democrazia, non c’è giustizia, libertà… noi vogliamo che il nuovo mondo non sia un clone transgenico di quello odierno . “.

 ‘Essere tanti e diversi é una forza che ci permette di sopravvivere alla catastrofe incombente, e ci permette di scegliere qualcosa di nuovo.

 

(Estratti del discorso del Subcomandante Marcos: “Sette venti dal basso “).

 

C’é una parola che si ripete costantemente ogni volta che un uomo, una donna, un bambino o un anziano base di appoggio zapatista parla della sua lotta, della sua autonomia, della sua resistenza : ‘Organizzazione’, ma come arrivarci?


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Il problema non viene risolto usando la parola come un  sorta di “apriti sesamo”.

Né si può semplicemente elevare a modello quello che loro stessi ci dicono che non è un modello.

Ma c’è qualcosa che ci  guidi in questa strada tortuosa?

Si ! Imparare dalle esperienze quotidiane, esperienze simili, ma non uguali.

Posizionare sempre noi stessi accanto ai dannati della terra.

Non guardare in alto, ma verso il basso.

Dare l’opportunità di parlare a quelli che stanno in basso.

Privilegiare  l’ascolto .

Capire che è inevitabile che il potere tenterá il linciaggio dei ribelli.

Evitare la tentazione di dirigere il movimento : questo provoca sempre vertigini : ci si pone sempre la questione di come guidare coloro che lottano. Beh, la risposta è semplice : rispettare le forme organizzative che ognuno si è dato, ognuno a modo suo, anche se ci sembra un percorso tortuoso e disperatamente lento..


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Lavorare per creare articolazioni.

Non rispettare le regole del “politicamente corretto” imposte dall’alto , anzi aspirare al ” politicamente scorretto “.

Lavorare e costruire sulla differenza.

Generare vita in cui le donne non siano molestato semplicemente perché donne e dove non vengono imposti religione né ateismo.

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zapa posteÈ stato teorizzato, sia da destra che da sinistra che la citta è molto più complicata della la giungla e che gli zapatisti possono fare quello che fanno perché la loro società non è complessa.

Ma siamo noi che viviamo in grandi città in una società complessa che impedisce alle persone di prendere il controllo del proprio destino.

L’altra stupidità da parte  degli stessi che cantano le glorie del  internet e dei social network è il ridurre il tutto ad un problema tecnica: la difficoltà di comunicazione.

Costoro non ha mai messo piede in un comune autonomo del Buon Governo in territorio zapatista dove quasi tutti i compagni parlano fino a quattro lingue viventi.

Comunque, queste sono solo alcune nostre riflessioni  e probabilmente, nemmeno le migliori.

Il punto è che se, la Storia ci morde il collo, dobbiamo rivolgerci a noi stessi e mordere il collo alla Storia. Certo, tutto fatto con grande serenità e pazienza.

In questo processo ci saranno molte esperienze da cui imparare. Qui sì “fioriranno cento fiori “, che rappresentano un centinaio o più diverse forme di organizzazione.

E oggi, 20 anni dopo la grande sollevazione abbiamo appreso che la ribellione era anche nostra e diciamo agli zapatisti: compagni ci avete dato un obiettivo molto modesto: il cambiamento della vita, il cambiamento del mondo e siamo qui cercando di camminare con voi, spalla a spalla.

Per tutti questi e molti altri motivi e ingiustizie, noi un gruppo di uomini, donne, bambini , anziani e altri  abbiamo deciso di organizzarci , perché ci rendiamo conto che la ribellione organizzata è un modo di farci arrivare dove vogliamo andare.

Non costruiremo un unico percorso privo di ostacoli, ma quello in cui incontreremo molti altri.

Perché dopo 20 anni stiamo imparando che le strade sono percorse a piedi, in azione e non su dibattiti teorici senza radici pratiche.

Cercando di creare un quadro comune, un rifugio abitabile dalla nostra ribellione, un bunker un fulcro per continuare il lavoro della vecchia talpa (o meglio: dello scarafaggio di nome Don Durito della Lacandona) che corrode le fondamenta della capitale.

Quindi esprimiamo la nostra volontà di mettere tutto lo sforzo e il desiderio di camminare accanto agli  Zapatisti.

Fuori non è piú mezzanotte … gia vediamo l’orizzonte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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