DOC ESTATE Aral, l’agonia di un lago di Katerina Sovurova

Aral, l’agonia di un lago

La lenta agonia del lago di Aral, nel Kazakhistan, è una delle catastrofi naturali più gravi mai provocate dall’uomo. Dove in passato scintillava limpido l’immenso specchio d’acqua, oggi giacciono mestamente i relitti delle navi. Un arido deserto di sale che si tende a perdita d’occhio ha preso il posto delle onde, la fauna ittica ha lasciato il posto a venti tempestosi e soffocanti. Uno scenario apocalittico che ha costretto migliaia di persone a trasferirsi altrove. La colpa di tanta devastazione va cercata nella volontà del governo sovietico che verso la metà del secolo decise di incrementare la produzione agricola di altre regioni deviando il corso dei due principali affluenti del lago. Una decisione carica di tragiche conseguenze, senza il naturale approvvigionamento d’acqua dolce, la salinità del lago ha cominciato ad aumentare provocando la morte di quasi tutti pesci. La popolazione ha perso la principale fonte di sostentamento e nel corso di pochi decenni ha assistito all’evaporazione del lago. Qual è la situazione oggi? Secondo un detto locale “Ogni 50 anni si rinnova una generazione, ogni 100 si rinnova la terra.” Dopo anni di oblio, le autorità hanno deciso di intervenire e a quanto pare, sia pur con grande lentezza, la situazione è in via di miglioramento. Forse l’agonia del lago di Aral sta per finire.

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