DETOX- Siria: i Media vanno alla guerra

Trionfo della morte copy

 

 

La notizia di un attacco chimico nel sobborghi di Damasco, con gas sarin,  rimbalza sui media ieri, dando notizia di 130, 250 o 1300 morti. E’accompagnata da fotografie, quasi esclusivamente bambini, e filmati sempre di bambini intossicati. L’attacco avviene a tre giorni dall’arrivo del gruppo di investigatori delle Nazioni Unite, in missione in Siria proprio per ricercare l’uso di armi chimiche. La missione é stata a lungo negoziata ed ha infine ricevuto l’approvazione del governo siriano http://rt.com/news/syria-un-chemical-weapons-probe-508/ . Come i media non affiliati all’impero hanno sottolineato, sarebbe suicida da parte della Siria lanciare una simile offensiva in questo momento, L’attacco chimico giunge anche nel pieno di un’offensiva dell’esercito siriano considerata dai gruppi armati jiadisti come mortale,  che starebbe colpendo in modo irreversibile le capacitá offensive dei gruppi islamisti. L’esercito siriano é all’offensiva da mesi, e sta riconquistando una ad una le roccaforti degli islamisti, distruggendo depositi di armi, e sgominando bande di varia nazionalitá. Insomma l’attacco avviene in un momento cruciale per ambo le parti: per gli islamisti vicini alla rotta  definitiva; per la Siria vicina all resa dei conti sulle armi chimiche tramite la missione ONU. Bisogna dire che una precedente missione ONU, cui aveva partecipato Carla dal Ponte, aveva concluso che le maggiori indicazioni sull’uso delle armi chimiche vertevano sui ribelli (http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-22424188 ). Armi chimiche sono state sequestrate in Turchia a fine maggio 2013, nelle mani di un gruppo di islamisti attivi in Siria, Al Nusra Front, affiliato ad Al Qaeda  (http://www.thetimes.co.uk/tto/news/world/article3779257.ece).

Esperti non di parte, un diplomatico svedese e ispettore per gli armamenti dell’ONU , Rolf Eekeus,  e il corripondente per la BBC su temi di sicurezza Frank Gardener, hanno espresso perplessitá e descritto l’attacco come sospetto. In primo luogo per i tempi  (http://sreaves32.wordpress.com/2013/08/22/experts-syria-chemical-weapons-attack-suspicious/ ) “Prima di tutto, il tempismo é strano, se non sospetto; perché il governo di Assad, che ha recentemente ripreso terreno sui ribelli dovrebbe  lanciare un attacco chimico quando gli ispettori ONU sono sul posto? “

I media russi sono i primi a denunciare l’operazione come falsa, e tra l’altro rilevano che i primi video appaiono sul web il 20 agosto, quando l’attacco avviene secondo le fonti degli silamisti nelle prime ore del 21 (http://english.pravda.ru/hotspots/conflicts/21-08-2013/125461-false_flag-0/ ; http://rt.com/news/russia-syria-chemical-attack-801/ ).

Ulteriore sospetto deriva dalle fonti della notizia: secondo i media dell’impero cadente l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani avrebbe dato la notizia di decine di persone, inclusi bambini, uccisi nel bombardamento chimico.  Lungi dal essere una fonte imparziale, l’osservatorio ( http://www.mfs-theothernews.com/2013/08/russian-foreign-ministr-chemical-attack.html  ) ha anche altre peculiaritá. Come mostrato da una inchiesta giornalistica (http://www.nytimes.com/2013/04/10/world/middleeast/the-man-behind-the-casualty-figures-in-syria.html?pagewanted=all&_r=1&) l’osservatorio é costituito da un singolo adepto, siriano sunnita che vive in UK da una decina di anni e fa il commerciante,  e  gestisce l’indirzzo twitter dal suo domicilio privato. Dopo essere stato descritto benevolmente dalla BBC, l’osservatorio é assurto allo stato di osservatore imparziale degli avvenimenti siriani e fonte accreditata. I siti web alternativi globali  sottolineano le contraddizioni e bollano l’attacco chimico come “false flag” o provocazione (http://www.voltairenet.org/article179900.html  ; http://www.globalresearch.ca/syria-chemical-warfare-claims-aim-to-provoke-western-intervention/5346681 ; ).

Difficile trovare una descrizione degli avvenimenti siriani sulla stampa internazionale  affiliata all’impero cadente, cioé praticamente tutta, che non viri al guerresco-grottesco-nonsense.

Il Guardian, giornale inglese che non ha neanche messo un titolo esplicito circa la distruzione degli hard disks conteneti i files di Snowden, puro harakiri informatico, oggi esce con un editoriale che suona cosí: “Non c’é dubbio si chi ha commesso l’atrocitá. Il governo siriano ha riconosciuto di aver lanciato un’offensiva massiccia nell’area e sono i soli combattenti che hanno la capacitá di usare armi chimiche di questa dimensione . I servizi di intelligence occidentali hanno calcolato che ci vorrebbe una forza di invasione di 60,000 truppe per mettere in sicurezza i 12 arseanli chimici di Bashar al Assad. Ci vuole molto gas sarin, se questo é l’agente usato, per uccidere questo numero di persone. L’attacco col gas sarin nel metro di Tokyo fece 13  vittime. Questo apre la questione del perché. Nel difendere il suo stato cliente la Russia ha chiamato l’attacco una provocazione preparata, avvenuta a 5 miglia di distanza dall’Hotel dove sono alloggiati gli esperti ONU. Ci sono  quattro possibili cause: un comadante siriano che ha agito di sua sponte,ma é  improbabile; un ordine di Assad, basato sul fatto  che Obama non risponderá; la decisione di alzare il tiro sui ribelli, che nonostante le perdite a Homs e Qusair controllano circa metá del Paese; ultima possibilitá che sia un attacco che é finito male, uccidendo molte piú persone del previsto”. Fulminante l’obiettivitá dell’assunto e stringente la logica…

Alla guerra parte in tromba la stampa francese, al seguito dei guerrieri socialisti, Laurent Fabious in testa: “Se i fatti sono confermati, si impone un’azione di forza” peró piú prudentemente “ esclude per ora l’invio di truppo sul terreno”  http://www.lefigaro.fr/international/2013/08/22/01003-20130822ARTFIG00232-laurent-fabius-souhaite-une-reaction-de-force-en-syrie.php   Nessuno capisce cosa intenda Fabious con azione di forza senza truppe sul posto, ma il ministro dice di sapere di cosa si tratta.  Ma le dichiarazioni diventano grottesche nell’intervista video di Laurent Fabious http://french.ruvr.ru/news/2013_08_22/Laurent-Fabius-souhaite-une-reaction-de-force-en-Syrie-video-1121/  in cui spiega che le informazioni sono esatte “perché ricevute direttamente via telefono dal capo dei ribelli [sic]”  cioé una delle parti belligeranti.  Ma Libération si allinea con un dossier sulla Siria che titola: “Siria, l’impunitá”  http://journal.liberation.fr/publication/liberation/1324/#!/0_0  e lamenta la paralisi dell’occidente, come per Fabious anche su Libération soffia il vento interventista, per un armiamoci e partite, visto che le truppe francesi non sarebbero coinvolte.

El Pais spagnolo, che nei primi giorni sembrava allineata con l’impero cadente, oggi si dissocia sensibilimente, parla di “presunto attacco chimico” e in un editoriale discute del fatto che l’opzione militare in Siria  é impossibile (http://internacional.elpais.com/internacional/2013/08/22/actualidad/1377197506_640167.html).

La stampa in  Italia si allinea, ma con italica verve da reality show, presentando notizie di penultima mano e resoconti strappa lacrime da prima serata TV; l’analisi non supera striscia la notizia, dunque neanche vale la pena parlarne.

Interessante il panorama USA, che presenta qualche contraddizione. Mentre il repubblicano Mc Cain avverte che é da lungo tempo che gli USA dovrebbero intervenire in Siria http://news.yahoo.com/heels-suspected-syrian-gas-attack-mccain-renews-call-160203172.html  il portavoce della casa bianca domanda accertamenti e si affida alle indagini dell’ONU per avere certezze. E’anche rilevante la posizione del generale Martin Demspey, capo di stato maggiore delle forze USA, che in una lettera di risposta a un senatore che suggeriva di lanciare missili cruiser sulle basi dell’esercito siriano, http://rt.com/usa/syria-rebels-toxic-arms-797/  scrive che “aiutare i ribelli siriani non promuoverá gli interessi USA” e sebbene gli USA possano assicurarsi una vittoria militare, questa potrebbe rivelarsi piú difficle e complessa vista la situazione siriana. La linea rossa tracciata da Obama é ancora brandita dalla retorica guerrafondaia, ma resta incerta e tratteggiata.

Come per la stampa italiana, non vale la pena di leggere gli ovvii media israeliani, la cui repulsione per le vittime civili arabe é notoria.  Comunque una fonte di news militari  http://www.debka.com/article/23206/Reported-Syrian-gas-attack-killing-hundreds-after-first-US-trained-rebel-incursion-from-Jordan associa senza troppa commozione la notizia dell’attacco chimico all’entrata delle prime truppe ribelli addestrate dagli USA in Giordania, 250 uomini che verranno seguiti da altri 300 lunedí prossimo. Notizia ripresa da Le Figaro oggi, che annuncia una imminente offenvia supportata dall’occidente.

Una rassegna aggiornata delle reazioni guerrafondaie si trova oggi su  http://www.voltairenet.org/article179901.html : mentre il numero delle vittime sarebbe aumentato a 1729 secondo l’Esercito Libero Siriano, gli osservatori sul luogo fanno notare che un attacco chimico di questa entitá avrebbe dovuto uccidere in massa anche anche animali, mentre non si sono visti né uccelli, né animali domestici o selvatici colpiti. Tra l’altro il gas sarin essendo altamente tossico avrebbe richiesto l’uso di maschere protettive anche da parte dei soccorritori, mentre dal materiale fotografico questo non appare.

Ancora oggi la Russia reitera l’idea di una montatura e rilancia: Sergei Lavrov, Ministro degli Esteri russo, afferma che tocca ora ai gruppi islamici garantire l’accesso libero e senza pericoli alla missione ONU sui luoghi dell’attacco e si consulta con John Kerry per telefono rilasciando una dichiarazione condivisa dai toni pacati (http://www.agi.it/ultime/notizie/articoli/201308231242-est-rom0049-siria_lavrov_e_kerry_indagine_obiettiva_su_armi_chimiche ) che punta ad una indagine obiettiva sull’attacco.

Tentiamo un’analisi. La provocazione avviene nel corso di un’offensiva che a detta dei combattenti islamici sarebbe catastrofica e decisiva. Con questo se ne va a ramengo il piano di spartizione della Siria, supportato da Quatar e Truchia, e ambito dalle pulsioni necrofilo-coloniali della Francia. Il vento é girato, il Qatar é sparito, l’Arabia Saudita é insieme a Israele il braccio USA. I Fratelli Musulmani in Egitto, cui sono andati milioni di dollari del Qatar e la temporanea simpatia USA, sono stati deposti; al loro posto ci sono ora i militari del vecchio regime, che tra una strage e l’altra promettono di mantenere intatti gli accordi con Israele e di fomentare rivolte a non finire. In Siria l’esercito guadagna terreno e sempre piú il supporto della popolazione;  gli islamici mangiatori di cuori e intestini in TV vanno verso l’autoestinzione. L’asse USA Israele Arabia Saudita si sposta verso la Giordania, dove giá esistono basi USA che supportano ribelli siriani  “piú controllabili”, e che dovrebbero creare una striscia di territorio libero in Siria da cui ripartire.  Ma c’é chi non é contento di questo Piano B: la Turchia, lasciata ai margini dal nuovo piano aveva quasi azzannato un boccone della futura Siria balcanizzata, e se l’é visto sfuggire sotto il naso. Erdogan, vicino ai Fratelli Musulmani, ha lanciato accuse furiose contro il colpo di mano in Egitto e insolitamente anche contro Isreale, vedendo sfuggire di mano il ruolo di attero primario nella regione.   Anche la Francia, per motivi simili alla Turchia ma piú patetici, si attacca all’ultima chance di rifare un colpo neocoloniale come quello in Libia e poi Mali.  Israele, che ha bisogno di sgominare la Siria per poter eliminare Hezbollah, e possibilmente partire all’attacco dell’Iran, approfitta per giocare su tutti i tavoli; ogni paese arabo inebolito, frammentato, distrutto da guerre civili, etniche o religiose, segna un punto a suo favore. l’Arabia Saudita appare tronfia e decisa a trasformare il Medio Oriente in un suo dominio, forte del miliardi del petrolio, delle armi acquistate, e del supporto USA.  L’opposizione repubblicana a Obama ha gioco facile nello spingere verso la guerra, pensando alla campagna presidenziale a venire, per fare apparire Obama indeciso e inconcludente.   Gli USA, impero in aperta e incontenibile decadenza, sembrano ondeggiare fra tutte le opzioni, forse alla mercé di forze regionali che hanno evocato e pensato di controllare, ma che ora sentendo il padrone in difficoltá, sembrano agire di testa propria.  Purtroppo, per motivi abbietti, considerano la regione come un una sorta di gioco elettronico, dove a piacere si infiamma, si uccide e si distrugge, Egitto, Siria, Iraq, Libano, Libia, Yemen  o la martirizzata Palestina, come se non ci fossero vere vite in gioco.

Commentatori politici come Willima Engdhal http://rt.com/op-edge/syria-gas-attack-chemical-propaganda-796/  aprono uno scenario diverso:  in caso di reazione occidentale, come l’imposizione di una no fly zone modello libico, l’occidente si confronterebbe al blocco Russia, alleato della Siria, Cina e  Iran,  come conseguenze incalcolabili per l’occidente stesso, a parte ovviamente la carneficina in Medio Oriente. Manlio Dinucci http://www.voltairenet.org/article179829.html  qualche giorno prima di questi eventi ha tracciato uno scenario circa la confrontazione modello guerra fredda in atto fra USA e Russia, che sebbene descritta dai media dell’impero cadente come risultato del cattivo per eccellenza Vladimir Putin, é di fatto un disegno USA NATO in corso da tempo. Le operazioni e pressioni NATO intorno alla Russia si moltiplicano, con manovre congiunte e basi difensive/offensive. La Russia reagisce producendo nuovi missili, nuovi sottomarini e nuovi aerei al dilá della portata delle armi USA. Per chi non l’avesse in mente, e pensa che una reazione militare sia quel che ci vuole contro il terribile Bashar al Assad, ricordiamo che sul territorio italiano si trovano 120 installazioni militari USA e NATO, http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/sistemi-radar/le-basi-militari-usa-e-nato-in-italia/ tra cui 20 segrete, che il comando NATO del Mediterraneo si trova a Napoli, ad Aviano c’é la piú grande base aerea USA nel Mediterraneo, a Gaeta e alla Maddalena si trovano navi e sottomarini nucleari USA, e a Aviano e Ghedi ci sono circa 90 testate atomiche. La linea rossa, trovata retorica del Presidente degli Stati Uniti,   celebratissimo eroe bipartisan in Italia, non  interessa solo le popolazioni “a perdere” del Medio Oriente, di cui siamo abituati a vedere i corpi e le ferite; attraversa anche altre regioni e potrebbe passare proprio dietro casa.

 

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