CHIAPAS – MESSICO-ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE MESSICO 27 Maggio 2014

In Italia più di nove milioni di italiani sono analfabeti,

Secondo l’ultimo rapporto sull’edilizia scolastica, in 24mila degli oltre 41mila istituti statali gli impianti (elettrici, idraulici, termici) non sono a norma o sono insufficienti.

 Negli USA si aprono corsi di alfabetizzazione nelle università per i loro studenti.

Il Messico Zapatista ha la vista lunga ed orizzonti aperti, partono dalla scolarizzazione per tutti:

“Quelli che stanno sopra non lo capiscono che noi non abbiamo perso niente, al contrario abbiamo recuperato un compagno.

E non lo capiscono quelli di fuori perché non hanno più finestre per vederci e non trovano nemmeno più la porta per entrare.
Non sentono che proprio lì dove si trovano cresce il suono del dolore e della rabbia.

Non lo sentono che ormai sono soli”.

…..RICEVO E PUBBLICO….

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO
27 Maggio 2014

Alle compagne e compagni della Sexta in Messico e nel Mondo:
Alle sorelle e fratelli del Congresso Nazionale Indigeno e popoli originari del nostro paese:chiapas

Compas:

Vi saluta il Subcomandante Insurgente Moisés per comunicarvi alcune cose:

Primo.- ESCUELITA. Compagn@ della Sexta del Messico e del mondo. Vi informiamo che intendiamo proseguire con la escuelita, sia per i corsi di primo grado per chi non è riuscito a frequentarli, sia per il secondo grado per chi di quelli che sono venuti sono stati ammessi e quindi possono andare avanti, perché non tutti hanno rispettato in pieno gli impegni presi come alunni. Quindi vi faremo sapere le date dei corsi di primo grado. E così per il secondo grado, ma non per tutt@.

Secondo.- ACCAMPAMENTI DI PACE. Compagne e compagni della Sexta del Messico e del Mondo. Abbiamo accolto l’idea del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas di installare un Accampamento Civile per la Pace nella comunità della Realidad, dove si è compiuto il crimine contro il nostro compagno Galeano. Abbiamo detto al Frayba che sarete i benvenuti e potrete essere testimoni e osservatori e “escucha”, perché la situazione non è affatto risolta. Perché gli assassini sono ancora liberi e la forza che li spinge a fare qualsiasi cosa è l’alcool, oltre al fatto che alcuni di loro hanno precedenti per consumo di droga. I compagni e compagne basi di appoggio zapatisti devono tornare nelle proprie case perché non potranno stare sempre nel caracol, perché devono lavorare per sostenere le famiglie. Quindi è importante l’accampamento civile per la pace. Per questo vi chiediamo di coordinarvi con il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas. Come ci hanno detto, il primo accampamento sarà installato mercoledì 4 giugno 2014.

Terzo.- INCONTRO/CONDIVISIONE. Riprenderemo anche l’incontro con le sorelle e fratelli del Congresso Nazionale Indigeno, ma comunicheremo i dettaglia a parte.

Quarto.- RICOSTRUZIONE. Come sapete, i paramilitari al servizio dei malgoverni hanno distrutto la scuola e la clinica delle basi di appoggio zapatiste. E così come abbiamo dissotterrato il compa Galeano, così dobbiamo ricostruire la scuola e la clinica. Le compagne e compagni basi di appoggio della Realidad hanno già individuato un posto dove riscostruire. Vi invitiamo quindi a sostenerci per raccogliere il materiale per la costruzione per la scuola e la clinica.
Così che i malgoverni capiscano che non importa quanto distruggano, noi ricostruiremo sempre. Così è successo quando Zedillo distrusse l’Aguascalientes a Guadalupe Tepeyac, ed allora ricostruimmo 5 Aguascalientes per uno che avevano distrutto.

Infine una precisazione riguardo a quanto è apparso sui media pagati riguardo all’evento alla Realidad. Vedo che è accaduto quanto previsto dal defunto Supmarcos: non hanno né ascoltato, né capito.

Quelli che stanno sopra non lo capiscono che noi non abbiamo perso niente, al contrario abbiamo recuperato un compagno. E non lo capiscono quelli di fuori perché non hanno più finestre per vederci e non trovano nemmeno più la porta per entrare.
Non sentono che proprio lì dove si trovano cresce il suono del dolore e della rabbia. Non lo sentono che ormai sono soli.

E riguardo ai media liberi accusati di stare dalla parte degli zapatisti e di essere pagati dagli zapatisti, sarebbe come se dire la verità sulla realtà della Realidad fosse un lavoro pagato e non un dovere. Ma dicono questo per rabbia perché loro, i media pagati, sono rimasti fuori dalla realidad.
Perché noi zapatisti se abbiamo dei soldi, costruiamo la vita, e non distruggiamo la verità. Non come i malgoverni che usano i soldi per costruire bugie e distruggere vite.

Dalle Montagne del Sudest Messicano.
Subcomandante Insurgente Moisés
Messico, Maggio 2014. Nell’anno 20 della guerra contro l’oblio.

 

realidad

 

VISITATE IL SITO…http://www.frayba.org.mx

1)-NUOVI TEMPI PER LA DIGNITÄ RIBELLE

Il Messico vive attualmente un processo di neo-colonizzazione segnato dall’ esproprio e la repressione. Al

tempo che il popolo messicano è espropriato acceleratamente delle sue terre,le sue risorse ed i suoi diritti;

quello che rimane dello Stato messicano si va via via tornando più autoritario e repressivo. Questo processo

neocoloniale è impulsato per corporazioni transnazionali che trovarono nelle borghesie locali nel potere al

suo miglior alleato. Esempi eccedono per spiegare questo processo: la riforma energetica, la riforma laborale,

la “guerra” contro il narcotraffico, la criminalizzazione della protesta sociale ed un lungo eccetera.

Nel frattempo, una gran parte delle organizzazioni e membri della società civile abbiamo perso la bussola.

Senza progetto alternativo né programma di lotta, ci siamo infocati a reagire solo davanti alle differenti

congiunture. Guardiamo l’albero che si asciuga, ma non ci rendiamo conto che il bosco si sta incendiando,

quando pensavamo che stavamo male,vennero cose piú gravi( ed apparentemente deve ancora venire il

peggio)

In questo contesto, sono i popoli originari quelli che danno la battaglia più emblematica in difesa del territorio e

dei loro diritti. Seguendo il loro esempio, altri attori hanno continuato ad estendere la resistenza contro l’

esproprio in diversi punti del paese. Ancora oggi, poche sono le iniziative che contano su una maturità

programmatica e democratica come quelle dei popoli indigeni organizzati. Ë stanno resistendo e costruendo

alternative negli stati come Guerrero, Oaxaca, Michoacán, Sonora, Nayarit, Puebla, Chihuahua, Bassa

California, Chiapas, ed altri ancora.

Nel prossimo mese di giugno, alcuni di questi compañeros si riuniranno in territorio dell’EZLN. Così si

annunciò in un comunicato firmato per il Subcomandante Insorto Moisés che informò anche che si renderá

onore allo scrittore recentemente morto Don Luis Villoro. Nella cornice di queste riunioni, le organizzazioni dei

popoli indigeni che assistano faranno conoscere contemporaneamente una “dichiarazione di quello che segue

nella lotta di resistenza contro l’espropriazione”e che l’EZLN lancerà una “proposta di iniziativa per tutta la

Sesta nazionale ed internazionale.”

Le azioni che si annunceranno sono la continuazione di un processo che gli zapatisti scatenarono a partire dal

21 di dicembre di 2012, data in cui migliaia di basi di appoggio uscirono e marciarono in silenzio. All’anno

seguente, cominciarono a mostrare al mondo gli avanzi del loro progetto attraverso la “escuelita zapatista”.

L’annuncio del SCI Moisés ha svegliato gran aspettativa tra le nuove reti e collettivi che si sono andati

conformando durante la escuelita, ma anche tra quelli che stiamo sempre nell’attesa della parola del

compasso. Non è in vano, se qualcuno ha esperienza in processi organizzativi che vadano oltre la congiuntura

sono precisamente gli e gli zapatistas. Per dimostrazione, rivediamo alcune delle convocazioni lanciate.

Alcuni giorni dopo l’esplosione della guerra in Chiapas, il 12 gennaio di 1994, una marcia multitudinaria va a

Città del Messico e questo obbligò Carlos Salina di Gortari a decretare il cesse al fuoco contro l’EZ. Anni più

tardi, nel 2000, in una lettera che il SCI Marcos inviò a Pablo González Casanova, scrisse lo seguente:

Allora, in quel gennaio di sangue e polvere da sparo, noi dovemmo decidere come dovevamo “leggere” quella

gran mobilitazione. La “avevamo potuta leggere” come una manifestazione in appoggio alla nostra guerra,

come un avallo alla decisione alla lotta armata che avevamo scelto; o l’avevamo potuta leggere come una

mobilitazione che appoggiava non il nostro metodo, la guerra, ma sì le nostre domande, e che si manifestava

contro la repressione governativa.

Noi eravamo isolati, ripiegandoci sulle montagne, caricando ai nostri morti e feriti, preparando il combattimento

seguente. Così, lontano, molto lontano, ed in quelle condizioni, dovemmo scegliere.E scegliemmo “leggere”

che quelle persone che uscirono nelle strade stava contro l’ingiustizia, contro l’autoritarismo, contro il

razzismo, contro la guerra, che stava per il dialogo, per la pace, per la giustizia, per la soluzione pacifica delle

nostre domande. Quello leggemmo e quello segnò il nostro camminare posteriore.

Da allora i zapatisti diedero i primi segni di quello che d’allora in poi sarebbe stata una cratteristica distintiva

della loro nuova strategia: l’alleanza permanente con la società civile.

Col lancio della 2da Dichiarazione della Selva Lacandona, l’alleanza fu più evidente. A quel tempo, i neo-
zapatisti convocarono ad un Dialogo Nazionale per la Libertà, la Democrazia e la Giustizia che permettesse

di realizzare i cambiamenti profondi che la Nazione richiedeva. Insistevano nella necessità di un nuovo

sistema politico e richiamavano ad una Convenzione Nazionale Democratica (CND) che si incaricherebbe di

stabilire un governo provvisorio o di transizione, una specie di costituente dalla quale deriverebbe una nuova

Costituzione.

In agosto del 1994 si realizzò la prima sessione della CND. Per detto incontro gli zapatisti costruìrono,

nella comunità di Guadalupe Tepeyac, un foro in forma di “barca” al quale denominarono Aguascalientes.

All’evento accorsero più di 7000 rappresentanti di

distinte organizzazioni e centinaia di osservatori internazionali. Detto incontro si trasformò in uno dei grandi

sforzi storici per articolare alle sinistre.

Il 1 di gennaio del 1995, già con Zedillo come presidente ed in piena crisi economica, l’EZ lanciò la 3ra

Dichiarazione della Selva Lacandona.Convocarono i membri della Convenzione Nazionale Democratica ed

ad altri attori a conformare il Movimento di Liberazione Nazionale (MLN).

Con motivo della chiusura della Consulta Nazionale per la Pace e la Democrazia, luglio del 1995,

l’EZ annunciò “una nuova tappa nel dialogo nazionale” tra la società. Proposero ai loro simpatizzanti

formare “Comitati Civili di Dialogo” con l’obiettivo di “costruire una Tavola Civile di Dialogo Nazionale.” I temi

sarebbero stati il “progetto di Nazione”,  il progetto del Fronte Nazionale “Oppositore”, le “nuove relazioni

politiche tra organizzazioni, governo e cittadini ed una nuova relazione della Nazione con gli indigeni” e

la “creazione di una nuova forza politica indipendente in base all’EZLN.”

Il 1 di gennaio di 1996, l’EZLN lanciò la 4ta Dichiarazione della Selva Lacandona. Alle esigenze di

casa, terra, lavoro, pane, salute, educazione, indipendenza, democrazia, giustizia, libertà e pace

aggregarono quelle di comunicazione ed informazione. Proponevano la conformazione del Foro

Nazionale Indigeno, risultato delle alleanze tessute con altri popoli originari durante il processo di dialogo.

Annunciarono anche la formazione di una nuova forza politica nazionale: il Fronte Zapatista di Liberazione

Nazionale, “organizzazione civile e pacifica, indipendente e democratica, messicana e nazionale che lotta

per la democrazia, la libertà e la giustizia. ” Allo stesso tempo lanciarono la Dichiarazione della Realtà:

Contro il Neoliberalismo e per l’Umanità, nella quale convocarono all’Incontro Intercontinentale per l’Umanità

e contro il Neoliberalismo.

La 5ta Dichiarazione della Selva Lacandona venne in Luglio del1998. Convocarono alla realizzazione della

Consulta Nazionale sull’iniziativa di Legge Indigena che aveva elaborato la Commissione di Concordia e

Pacificazione (Cocopa). La Consulta fu organizzata principalmente per il Congresso Nazionale Indigeno ed

organizzazioni civili solidali.

Con l’uscita del PRI e l’arrivo di Vicente Fox alla Presidenza, gli zapatisti lanciarono una nuova iniziativa.

In questa occasione, convocarono al Congresso Nazionale Indigeno (CNI) ed alla società civile ad una

gran mobilitazione al Congresso dell’Unione per “esigere riconoscimento costituzionale dei diritti e cultura

indigena, d’ accordo con l’iniziativa della Cocopa.” La mobilitazione fu intestata da 27 membri dell’EZLN,

rappresentanti delle etnie tzotzil, tzeltal, tojolabal, chol, zoque e poppi. L’obiettivo era occupare la massima

tribuna del Congresso per parlare ai legislatori ed argomentare a beneficio della “Legge Cocopa.” La Marcia

del colore della Terra slegò passioni e dibattiti. La mobilitazione durò 37 giorni, si percorsero 6000 chilometri

e si realizzarono 77 atti pubblici in 12 stati del paese. L’ 11 marzo, quando il contingente arrivò a Città del

Messico, migliaia di persone inondarono le strade. Nell’opinione pubblica, intellettuali e politici di tutte le

ideologie discutevano su se la delegazione zapatista aveva diritto ad usare o no la massima tribuna di San

Lázaro. Memorabile e rappresentativa risposta dell’opinione conservatrice fu la posizione del dirigente della

bancada panista Diego Fernández di Ceballos che qualificando di “indios calzonudos” ai zapatisti, si negava a

che occupassero la massima tribuna nel Congresso.

Dopo numerosi dibattiti e grazie alla pressione generata per la società civile, gli zapatisti diressero i loro

messaggi ai legislatori, questo il 28 di marzo. Non andavano soli, erano accompagnati da rappresentanti dei

popoli indigeni, integranti del CNI ed invitati internazionali. Nella periferia di San Lázaro, decine di migliaia

accorsero a manifestare la loro solidarietà.

Nel 2001, la classe politica del Messico mise un anello in piü nella catena del disprezzo verso le comunitá

indigene. In quell’anno approvò una controriforma che violava la maggior parte degli accordi di San Andrés

Sacamchem dei Poveri. Consolidato il tradimento, in agosto 2003 l’EZLN si diede al compito di esercitare la

sua autonomia di facto, per mezzo della creazione delle Giunte di Buon Governo e dei Caracoles Zapatistas.

La 6ta Dichiarazione della Selva Lacandona, lanciata nel 2005, presentò la strada percorsa per l’EZLN, ma

offrì anche una lettura della situazione nazionale e mondiale. La Sesta non si integrò solo per un bilancio,

ma venne accompagnata da una proposta organizzativa avviata a generare “un accordo con persone ed

organizzazioni proprie di sinistra” per costruire un programma di lotta anticapitalista ed anti neoliberale.

Sebbene lo zapatismo aveva segnato già una differenza abissale coi partiti politici dopo il tradimento del 2001,

con la Sesta e L’Altra Campagna diventò evidente che la rotta di azione implicava lottare contro tutta la classe

politica senza distinzione. Nel2006 il processo organizzativo e di costruzione del programma che implicava un

percorso nazionale, fu interrotto per la brutale repressione contro il paesino di Atenco.

Le riunioni ed iniziative organizzative che ha lanciato l’EZLN ai popoli indigeni e la società civile durante 20

anni di resistenza pubblica sono multipl e con differenti obiettivi. Ognuna di esse ha avuto un gran impatto

nella vita politica nazionale ed internazionale. D’altra parte, dette iniziative hanno globalizado la speranza

e la disubbidienza, essendo il migliore esempio di reti di solidarietà che si sono costruite con intellettuali ed

organizzazioni indigene e non indigene di tutto il mondo.

Il camminare dell’EZ, la sua esperienza millenaria e l’alternativa che hanno costruito li ha dotati di una visione

profonda su quello che accade nel paese. Di uguale forma, il suo carattere anticapitalista e le sue varie

relazioni con intellettuali, attivisti ed altre organizzazioni permette loro avere un mappa completo dello stato

attuale e delle resistenze. Siamo attenti a quello che ci propongano il prossimo mese di giugno. Andiamo col

cuore aperto e con la disposizione per continuare a camminare. Si avvicina un nuovo tempo per la Dignità

Ribelle.

2)-La Realidad: La risposta al dolore e alla rabbia

24 maggio – caracol de La Realidad, Chiapas.

Il 2 maggio di quest’anno l’infame aggressione nel caracol de La Realidad ha scosso l’universo

zapatista: attraverso l’ennesima azione paramilitare chiaramente premeditata i membri della

CIOAC-histórica, un organizzazione della zona da anni al soldo dei partiti, hanno distrutto la scuola

e la clinica autonoma per poi attaccare uomini disarmati, ferendo 15 di loro.

Il maestro dell’escuelita zapatista José Solís López ‘‘Galeano’’ é stato circondato da 15-20 uomini

armati di bastoni, machete e fucili. Galeano ha invitato i paramilitari a confrontarsi senza armi,

disarmandoli uno ad uno fino a che gli hanno sparato un proiettile in una gamba.

A quel punto hanno iniziato a colpirlo con bastoni e machete, per poi piantargli un’altra pallottola

nel petto che lo ha reso moribondo. L’hanno finito sparandogli alla testa.

É stato il primo attacco a uno dei cinque caracoles, i centri organizzativi che dal 2003 gestiscono

tutte le questioni logistiche-organizzative delle comunitá attraverso le proprie giunte di ‘‘buen

gobierno’’ con il compito di ‘‘comandare obbedendo’’ (rappresentare, non soppiantare).

Non rappresenta invece una novitá l’attacco paramilitare come strategia controinsurgente: come

sempre in questi casi i media ufficiali sul libro paga del governo hanno dipinto l’azione infame

come uno scontro a fuoco causato da conflitti interni alla comunitá. Le forze militari ufficiali non

sono coinvolte, e quindi nessuno tra i grandi mezzi di informazione parla di premeditazione e di

responsabilitá di governi e partiti: la storia si ripete, e per chi ha seguito il modus operandi del

governo messicano in Chiapas nel combattere gli zapatisti negli ultimi anni non c’é niente di nuovo.

Nel comunicato del 13 maggio il Subcomandante Marcos invita chiunque voglia rendere omaggio

al compañero Galeano a raggiungere il caracol de La Realidad il sabato 24, con un invito speciale ai

media liberi alternativi ‘‘non venduti’’ e solo a questi. La stampa ufficiale non é benvenuta.

É cosí che nei pressi di San Cristobal de Las Casas si concentrano i mezzi che comporranno la

caravana di circa mille persone, alcuni partiti dalla stessa San Cristobal, altri da Cittá del Messico e

Oaxaca.

A parte i vari problemi organizzativi di una carovana diretta in territorio zapatista, man mano che

ci si addentra nella selva il cammino é sempre piú ostile per i mezzi che lo percorrono, e due vecchi

autobus di Cittá del Messico si rompono all’altezza di Margaritas, cosí se per noi il ritrovo a San

Cristobal é alle 7 del mattino del venerdí raggiungiamo La Realidad solo alle 8 del mattino del

sabato nonostante normalmente il percorso richieda non piú di 7 ore.

A La Realidad sono presenti compañeros e compañeras arrivati da tutti i caracoles, piú di 2000 in

totale, che si aggiungono alle mille persone della caravana.

A circondare il campo da basket, punto di concentramento di fronte al palco, ci sono i miliziani

dell’EZLN in formazione militare con passamontagna, berretto verde e paliacate (il tipico fazzoletto

rosso), forse a dimostrare che l’esercito insurgente non lascia sola la propria ‘‘Base de apoyo’’.

Verso mezzogiorno appare il Subcomandante insurgente Marcos con la Comandancia General

dell’EZLN a cavallo: dopo il saluto militare lasciano spazio al comunicato del Subcomandante

Moises, uno dei primi indigeni di etnia tzeltales formato completamente dall’EZLN negli anni ’90 e

suo portavoce dal 2013, che apre dicendo ‘‘non vi offriamo molte comoditá, ma la certezza di

essere forti e ribelli. Benvenuti a questa terra umile e ribelle, benvenuti a La Realidad’’.

Le parole di Moises da subito rimarcano la solita linea dell’EZLN in queste situazioni: ‘‘cerchiamo

giustizia, non vendetta. Chiediamo a tutti di non provocare e di non cercare la giustizia per mano

propria, di usare la rabbia contro il sistema e non contro questi poveri paramilitari comprati dal

mal gobierno, che non hanno il cervello per pensare alla vita dei propri figli’’.

Seguono le accuse contro il mal gobierno di corrotti e assassini, che continua a creare gruppi

paramilitari comprando gente per far ammazzare tra loro i contadini, ‘‘per farci uccidere tra

fratelli’’. Il governatore dello stato del Chiapas, Manuel Velasco Coello, viene definito capo

paramilitare al soldo del supremo leader paramilitare Enrique Peña Nieto (presidente della

repubblica messicana). Il presidente viene sempre apostrofato come consuetudine ‘‘el

vendepatria’’, e definito un uomo con le mani macchiate di sangue per obbedire ai suoi padroni

che sono le multinazionali.

Viene ricordato che nel sistema zapatista i miliziani dell’EZLN possono entrare nelle comunitá solo

se queste lo richiedono, e per questo si trovano a La Realidad ora con il compito di investigare ció

che é successo ‘‘all’amato e indimenticabile maestro Galeano’’.

La rabbia di migliaia di indigeni, afferma Moises quasi gridando, non é per gli assassini stupidi e

ignoranti ma per il mal gobierno e soprattutto per il capitalismo a cui é asservito.

Vengono elencati i nomi dei responsabili a livello politico e dei paramilitari che hanno eseguito il

codardo attacco. Un ex governatore giá aveva confessato di aver passato soldi e armi agli stessi

paramilitari, ‘‘gente manipolata e venduta al mal gobierno che vuole che ci ammazziamo tra

indigeni e che perdiamo la testa diventando pazzi come sono loro. Stanno facendo il lavoro di

Peña Nieto e del demonio del neoliberismo. Chiediamo a questa gente, cosa insegnano ai loro figli?

a ammazzare la propria gente in cambio di denaro? la nostra vendetta va oltre questa gente, é

contro il capitalismo’’.

Ancora una volta la risposta zapatista alla violenza del governo é estremamente intelligente.

La rabbia e il dolore per la morte di un compagno non generano altrettanta violenza cieca, ma

viene ricordato ancora una volta che gli indigeni del sudest messicano hanno ben chiaro che la

strategia del governo é pura provocazione, e soprattutto hanno ben chiaro chi sono i veri nemici.

In questo, al di la di ogni possibile prospettiva, continuiamo a credere che l’atteggiamento

dell’EZLN da 20 anni a questa parte é impeccabile.

Nella notte il Subcomandante insurgente Marcos annuncia l’imminente scomparsa della sua

figura, che definisce ‘‘un ologramma’’: ha catturato l’attenzione di tutto il mondo che non

sapeva guardare oltre alla figura di un leader meticcio (e quindi non indigeno). Di fatto é passato

dall’essere il portavoce dell’EZLN a una vera e propria arma di distrazione. Si consiglia la lettura

completa del suo discorso, che spiega il personaggio a partire dalla sua creazione definita ‘‘una

completa manovra di distrazione, un trucco di magia terribile e meravigliosa, una giocata maligna

del cuore indigeno’’. Un personaggio creato ad hoc quindi che ricorda a coloro che hanno amato

e odiato il Subcomandante Marcos che adesso sanno che ‘‘hanno amato e odiato un ologramma.

Il loro amore e odio quindi é stato inutile, sterile, vuoto’’. Alle sue parole non c’é molto da

aggiungere, ma per riprendere il discorso della linea tenuta in questi vent’anni é importante

sottolineare il passo in cui afferma che gli zapatisti hanno scelto la vita alla morte: al posto di

ingrossare l’esercito, comprare armamenti e ‘‘rinforzare la macchina da guerra’’, si sono costruite

scuole e ospedali autonomi. ‘‘Perché anche se non sembra ci vuole piú coraggio a vivere che a

morire’’. Questa é stata la forza dei ribelli del colore della terra, tutti gli uomini e le donne che in

questi anni disarmati hanno affrontato militari, carri armati, provocazioni e paramilitari.

Certo che la base per tutto questo é stata l’insurrezione armata, e per l’ennesima volta il

Subcomandante rimarca che senza questa conquistare l’autonomia non sarebbe stato possibile.

Un’ultima anticipazione d’obbligo a chi ancora non ha letto il discorso completo é l’elenco di

compagni che ha ricordato, morti lottando in tutto il mondo: Carlo Giuliani é tra questi.

Al momento dell’ultimo saluto alla tomba del maestro Galeano il serpentone di donne, uomini,

bambini e bambine con il passamontagna mescolati con tutti gli altri, venuti a omaggiare un

uomo puro che mai si é venduto e che ha lottato fino all’ultimo respiro, é impressionante per

la sua lunghezza. La famiglia riceve per piú di un ora abbracci e sussurri da tutto il mondo: a

impressionare é anche la forza e la coscienza di queste persone, come la vedova che a qualcuno

che le dice di essere forte risponde ‘‘siamo distrutti ma siamo forti: questa é la lotta’’.

Il dolore e la rabbia quindi, ma anche una buona dose di luciditá e intelligenza: idee chiare e

determinazione. Ció che ha permesso agli zapatisti di resistere vent’anni, creando autonomia e

all’interno di questa educazione, salute, dignitá, giustizia, coltivando la propria terra e la propria

libertá. Una lotta che non tutti possono o vogliono comprendere, un modello di organizzazione

distante da tutti gli schemi rivoluzionari classici. Un modello che non si é logorato e che continua

a essere esempio e fonte di ispirazione per le lotte di tutto il mondo. Dopo vent’anni ancora una

volta los compañeros y las compañeras ricordano a chi ha orecchie per ascoltare che non cadranno

nella trappola della guerra sporca, che non faranno il gioco di chi cerca da sempre il pretesto per

trasformarli in ció che non sono: ‘‘non siamo assassini come loro, siamo gente che lotta’’ ribadisce

Moises. Non vendetta ma giustizia.

Le ultime parole del Subcomandante insurgente Marcos sono ‘‘salud y hasta nunca… o hasta

siempre, chi ha capito saprá che questo non importa, che non ha mai importato’’.

Poco dopo si sente la stessa voce salutare: ‘‘buongiorno, compañeras e compañeros. Il mio nome

é Galeano, Subcomandante insurgente Galeano. Qualcun’altro si chiama Galeano?’’. Si ascoltano

grida, ‘‘io sono Galeano’’ urlano in molti. Il maestro e compañero Galeano rinasce nella voce dei

presenti. E cosí si chiude il comunicato, firmato Subcomandante insurgente Galeano.

Nell’angolo sperduto della selva de La Realidad migliaia di persone hanno omaggiato l’umile e

coraggioso maestro perché come dicono gli indios da queste parti ‘‘se toccano uno toccano tutti

noi’’. Ancora una volta é stato versato sangue puro, ribelle, non in vendita: ancora una volta il

ricordo di un uomo morto lottando si é impresso in modo indelebile nella mente e nel cuore di

chiunque con un pó di dignitá abbia ascoltato la sua storia.

Dalle montagne del sudest messicano il grido riecheggia in tutti gli angoli ribelli del mondo:

¡Galeano vive!

Marco Cavinato

Andrea “Marocchino”

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