Carnevale

Il mistero delle maschere e delle loro origini rituali

Scaffale. «Carnevale. La festa del mondo» di Giovanni Kezich, pubblicato da Laterza

Maschere della commedia dell’arte

 

Il carnevale, più che una festa è un’idea, un guazzabuglio di storie, maschere e riti tanto comuni e diffusi quanto difficili da interpretare. Non ci troviamo di fronte ad alcuna nascita o morte miracolosa, e poche e confuse sono le leggende di fondazione o le liturgie che lo caratterizzano. Sappiamo con certezza solo che da un capo all’altro dell’Europa e del mondo, all’incirca da sant’Antonio al Mercoledì delle Ceneri (ma anche oltre), vediamo gente travestirsi, lanciare oggetti, mettere in scena processioni, danze e salti, oltre alle mille azioni più o meno rituali che si svolgono in questo periodo invernale.

È PROPRIO A CAUSA della sua enorme diffusione e per la diversità delle sue forme che il carnevale risulta di così difficile interpretazione. Lo dimostra, indirettamente, anche il fatto che la massima parte dei volumi che si pubblicano trattino carnevali locali: segno evidente di quanto parlare della festa in generale sia un’impresa ardua e rischiosa.

LO FA OGGI Giovanni Kezich, direttore del Museo degli usi e costumi della gente trentina, nel suo Carnevale. La festa del mondo (Laterza, pp. 232, euro 20). In dieci capitoli, l’autore tenta di «trattare sinteticamente e in sequenza mascherate prima e carnevali poi secondo il loro ordine d’apparizione sulla scena del mondo, cercando di sottoporre l’uno e l’altro a un unico sguardo». Una dichiarazione d’intenti che sottintende una cronologia («in sequenza») e una sintesi, inevitabile quando si trattano, con conoscenza ed esperienza, centinaia di carnevali tra Europa, Asia e America.

Nel volume sfilano processionalmente mascherate e carnevali, dal Portogallo alla Bulgaria, dalla Scozia alla Sicilia e fino alle Americhe. Come vuole la tradizione degli studi carnevaleschi, si ricercano le origini di questa «festa», individuate dall’autore negli antichi rituali del ritorno alla natura, della fertilità dei campi e della mitica età dell’oro, ovvero «il triduo eterogeneo di lupercali, ambarvali e saturnali» che, a un certo punto della loro storia, sarebbero divenuti indecifrabili nel contesto religioso cristiano e si sarebbero tinti di quell’autoironia tipica del carnascialesco.

NELLA PARTE CENTRALE del volume Kezich passa in rassegna le varie interpretazioni del carnevale, partendo dalle sue etimologie, in alcuni casi «etimofollie», come ebbe a definirle Mario Alinei, il grande linguista recentemente scomparso. Studioso che teorizzò anche quella Volksetymologie con cui la chiesa medievale tentò di trasformare o, meglio, «deformare» il carnevale in un periodo di preparazione alla Quaresima e alla successiva Pasqua. Ipotesi ripresa anche da Kezich.

TEMA AFFASCINANTE, quello delle origini del carnevale, che ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro dando luogo alle più svariate ipotesi, qui passate in rassegna, commentate e criticate. Inoltre sono discusse anche le componenti che lo informano: dalla gastronomia alle maschere, alle sfilate, ai suoi personaggi… Tutti elementi che mostrano una realtà comune, come «tessere di un puzzle disperso e in gran parte perduto, cui però possiamo riconoscere una coerenza del tutto degna di nota».

Una coerenza che travalica i ristretti spazi liturgici delle varie feste«invernali» e che sembra coprire periodi lunghissimi: in altre parole, Natale, i Morti, il carnevale, non si possono confinare negli angusti confini che il calendario assegna loro e quindi negli studi oggi si parla sempre più di «Tempo di Natale» o «dell’Epifania». Questo perché ci si è resi conto del fatto che maschere, riti, gesti e leggende tradizionalmente attribuiti alle feste di cui parliamo appartengono a un arco spaziale e cronologico in realtà molto più ampli.

LO STESSO SAN NICOLA, sfoggiando la nota ubiquità del suo avatar (Santa) Klaus e poco considerando il dies natalis che la liturgia gli attribuisce, potrà apparire nelle mascherate dal 30 novembre, vigilia di sant’Andrea, fino al 12 gennaio a Urnäsch in Appenzello: un vero e proprio «Tempo di san Nicola».

In questo mare magnum di rappresentazioni carnevalesche, che accoglie permanenze e continue mutazioni al suo interno, Kezich sembra rinvenire nel paganesimo romano «nelle sue componenti cultuali specifiche maggiormente affini alla tradizione popolare», l’origine dei mascheramenti e, quindi, dei carnevali. Ipotesi non nuova, ma affrontata con una gran messe di materiali etnografici a disposizione. Spiace un po’ nel volume un certo autocitazionismo che non sembra rendere giustizia alla vastità e complessità di questo vero e proprio geroglifico sociale che è il carnevale.

di Claudio Corvino il Manifesto 26/2/2019

Leave a Comment

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>