Capitan Italia, le sue bambole e il Piranha con la forfora

Quello che non manca mai sui giornali on line italiani sono le anticipazioni sulle prossime presentazioni dei prodotti di punta dei giganti mondiali dell’high tech. E’ ovvio, si dirà, la versione internet è quella che più si avvicina a quel bacino di lettori giovani che non compra i “cartacei” perché legge le notizie sui “personal device”. E poi sono pure ecologisti…
Non mancano neppure i gossip su calciatori, attricette e nuovi fenomeni di quel baraccone scalcinato e maleodorante che è lo show-business italiano. Non mancano gli articoli della redazione viaggi; ad esempio i 27 hotel esclusivi nei quali potreste trascorrere le vacanze nel caso vi riuscisse il colpo più facile del secolo. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, recitavano le Scritture: potrebbe mancare anche un accenno alle nuove tendenze della moda con i consigli degli esperti su cosa indossare per non passare inosservati?
Non mancano racconti sulla manager americana che un tempo era un uomo (ha cambiato sesso..) e qualche consiglio riguardo ad una dieta equilibrata senza carboidrati, “pasta e riso rallentano il metabolismo”.
Quando le castagne diventano bollenti e si deve parlare di tasse, disoccupazione, sviluppo ed economia in modo vago arriva Capitan Italia con le sue bambole.
Vi ricordate Charlie’s Angels, il telefilm cult-trash anni ’80 trasmesso dalle reti di Berlusconi?
L’agenzia investigativa di Charlie e le sue figone. Una era intelligente, l’altra era coraggiosa, un’altra era maestra nei travestimenti. Charlie non si vedeva mai, era solo una voce telefonica.
Invece Matteo “Capitan Italia” Renzi si vede dappertutto.
I suoi angeli anzi le sue angiolette sono il “dynamic trio” che sta gestendo le palline nel flipper del governo: l’intelligente Maria Luisa Boschi, la coraggiosa Marianna Madia e la trasformista Federica Mogherini.
L’ultima delle tre è la più potente ma anche la più legata alla vecchia scuola PCI-Ds: da militante Fgci ad assistente di Walter Veltroni, vero precursore di Matteo Renzi.
Prima di convertirsi sulla via Damasco (c’è poco da scherzare..) ed entrare nelle angels di Renzi (solo un anno fa la Mogherini, parlando da Bersaniana di ferro, gli consigliò ripetizioni di politica estera..) faceva parte del plotone di Dario Franceschini, attuale ministro dei beni culturali ed ex segretario sbiadito del PD. Ora è stata nominata nientemeno che responsabile delle politiche estere dell’ EU.

Sarà la voce della vecchia Europa nella fase più delicata che si ricordi dalla fine della seconda guerra mondiale, nei giorni in cui si parla a sproposito di “guerra fredda”(archiviato l’ordine di Yalta e i postumi relativi al dissolvimento del blocco del patto di Varsavia, è evidente che la Russia al momento non rappresenta un modello ideologico ed economico antitetico rispetto alle forze del capitalismo storico, al contrario sta giocando la propria partita sullo stesso terreno).
Ma sarà anche una delle carte vincenti nel mazzo da poker del Capitano nel prossimo avvenire.
La partita che si sta giocando in questo momento è puramente elettorale.
L’obbiettivo di Renzi è stato da lui stesso dichiarato qualche giorno fa nel discorso di commiato alla chiusura della festa del PD: un governo forte senza opposizione interna.
Eliminata la minoranza del partito, l’obiettivo sarà liberarsi della zavorra post democristo-berlusconiana, con la complicità di Berlusconi che condivide gran parte della politica attuale del pd in materia di giustizia ed economia.
La fase attuale ci rimanda a dichiarazioni dei vari Alfano e Lupi molto concilianti nei confronti del Premier: si parla addirittura di una grande parte del Nuovo Centro Destra contraria ad un’alleanza con Berlusconi in vista di contese amministrative e di un avvicinamento alle posizioni del PD (scaltrezze da terze file democristiane).

Sta arrivando l’autunno, il mese delle castagne. E in Italia le castagne si servono bollenti. I sindacati sono consapevoli di dover alzare il tiro, dovendo approfittare dei primi scogli contro i quali la nave del governo andrà a cozzare. L’approvazione estiva nel primo passaggio parlamentare della riforma del senato è stata solo la prova generale: il paese va preparato con una dimostrazione di credibilità guadagnando consenso in attesa della battaglia di Austerlitz che si combatterà tra pochi giorni e sarà durissima.

“Generale, il piano è molto semplice”.

“E’ per questo che è infallibile” rispose Napoleone.

I sindacati sono in trappola, agonizzanti. Manca solo il colpo di grazia.
In una stanza piena di stucchi c’è un uomo stanco ma soddisfatto. Il padre della terza repubblica. Pronto a godersi gli ultimi anni ripensando a tutti i momenti che trasformano la vita di uomo nelle pagine della biografia di un gigante.
Sta aspettando il segnale per salutare la platea e cedere il testimone al precursore del Capitano, l’ex assistente alla regia di Pasolini Walter Veltroni.
I semi sono stati cosparsi con sagacia: c’è una parte del paese che si oppone alle “sfide del futuro” (la sinistra o quel che rimane), c’è una parte del paese che vive delle rendite del passato (i sindacati), c’è una parte del paese irresponsabile che non condivide il pericolo derivante dall’estremismo islamico, che rifiuta l’autorità dell’UE e che vorrebbe aumentare a dismisura la spesa pubblica con idee malsane come il reddito di cittadinanza (il movimento 5stelle).
Madame e Monsieur, i colpevoli del declino dell’Italia! Coloro i quali non vogliono “fare sistema” e che rifiutano il new deal della nuova socialdemocrazia europea che ha come ispiratore un politico della stazza di Tony Blair!

Uno dei principali sponsor di questo governo è il leader di quella “school of crime” che fa capo al gruppo Fiat, Sandro Marchionne. Non si può dare al cane il nome del gatto, sono criminali di lungo corso.
Ma anche i più efferati criminali hanno un’anima. Lo diceva anche Giovanni Falcone parlando dei boss mafiosi.
“C’è quello che ha una certa disposizione d’anima e quello più simpatico.”
E Marchionne non è un ipocrita, tanto meno un furbetto come lo ha recentemente dipinto un suo eguale (Diego Della Valle). E’ un capitalista sincero. O almeno lo è diventato negli ultimi anni dopo aver dato l’abbaglio ai compagni del Manifesto di essere un imprenditore “new mind”. Quel tipo di capitano d’industria che fa un passo indietro se gli affari girano male e che distribuisce coriandoli ai dipendenti se vanno per il verso giusto.
Vi siete sbagliati, cari compagni del Manifesto.
Il nostro Marchionne se gli affari vanno male da la colpa ai disgraziati o ai politici, se vanno bene scappa con i soldi.
In questo momento per la Fiat (pardon FCA..) gli affari vanno bene: ha acquisito a prezzo di super saldo un colosso come Chrysler che gli ha aperto le porte del mercato a cui la famiglia Agnelli ha sempre tenuto di più, gli Stati Uniti d’America.

Ora è tempo di farla finita con le automobili per inferiori e gli straccioni della FIOM.

“Preparate le valigie- anzi i bauli- metteteci dentro i soldi, ce ne andiamo!” disse Sandro circondato dai soci dell’accomandataria Giovanni Agnelli & Co.

Personalmente per un soggetto come Marchionne, un vero piranha con la forfora, provo quasi simpatia.
Sono anni che propone programmi industriali che non vengono mai portati a termine.
Tuttavia è riuscito a trasformare l’acciaccata Fiat in un colosso mondiale.
Ma  sappiamo che gli Americani non regalano niente, tanto più se in passato hanno ricevuto qualche fregatura (qualcuno ricorda l’ammontare del capitale versato da GM per liberarsi dell’accordo con Fiat stipulato dall’avvocato Agnelli negli anni novanta?).

La macchina della propaganda governativa incede senza tregua mentre i suoi bersagli faticano a comprendere il proprio infausto destino. Oppure rimangono titanicamente inermi come San Sebastiano.

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