Bolivia Sangue e Dittatura ! E Papa Bergoglio Dov’é ?

 

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Bolivia, già 23 morti nelle proteste, un decreto che dà mano libera a polizia e esercito, un progetto economico che riporterà indietro il Paese di anni.

E Papa Bergoglio dov’è?  Chiesa cattolica e dittature sudamericane, un passato che non passa

Ancora una volta la chiesa cattolica difende le oligarchie razziste e golpiste del continente americano. Per la chiesa cattolica boliviana quello che succede in Bolvia non è un golpe, e il vescovo del Vicariato apostolico di Pando, una delle provincie che si oppose nel 2008 alla nuova costituzione e alla ridistribuzione delle terre da parte del governo Morales, Monsignor Eugenio Coter, si è espresso così, definando il golpe una forma di resistenza democratica (sic!). I vescovi boliviani hanno reiterato questa posizione in un comunicato qualche giorno fa. Intanto le proteste di contadini e indigeni continuano e i morti, fino ad oggi, sono 23.

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Non dovrebbe sorprendere nessuno l’appoggio della chiesa cattolica alle oligarchie razziste e golpiste sudamericane, visto che in Vaticano siede Papa Bergoglio, Padre Provinciale dell’Ordine dei Gesuiti durante la dittatura argentina, poi arcivescovo di Buenos Aires e strenuo oppositore delle politiche di apertura culturale della presidenza di prima di Nestor poi di Cristina Kirchner.

Ma c’è molto di più nella carriera di Bergoglio, un passato che lo portò a comparire due volte davanti alla giustizia come testimone nei processi per crimini contro l’umanità commessi dalla dittatura argentina. La prima volta nel novembre 2011, nella megacausa relativa alla Scuola di Meccanica della Marina, conosciuta come ESMA, centro di tortura e sterminio gestito dalla Marina. Bergoglio fu chiamato a testimoniare circa il sequestro e la tortura di due gesuiti alla ESMA, Francisco Jalics e Orlando Yorio, poi rilasciati in vita

La seconda volta, nel giugno 2011, venne interrogato circa il piano sistematico di appropriazione dei neonati nati da madri sequestrate e desaparecidas.

L’appoggio delle gerarchie ecclesiastiche argentine alla dittatura è un fatto storicamente accertato, così come è accertata la giustificazione e la copertura dei crimini contro l’umanità commessi dai militari. Gli stessi membri della giunta militare, dal carcere, hanno confermato che la chiesa argentina ha avuto un ruolo di consigliere nella gestione dei desaparecidos (Intervista in carcere al capo della giunta militare Jorge Videla).  Nella cattolicissima Argentina il primo luogo cui si rivolgevano le famiglie di sequestrati erano le parrocchie. La giunta concordò con le istituzioni ecclesiastiche una linea di condotta: parroci e preti dovevano rispondere alle famiglie che i loro cari “erano morti e che non li cercassero più”, allo scopo di scoraggiare ulteriori ricerche. Fatto riferito da moltissime famiglie che ricevettero questo messaggio senza ulteriori spiegazioni.

Il ruolo personale del nunzio apostolico Pio Laghi, intimo amico dei militari della giunta, e la sua conoscenza dei crimini perpetrati dai militari, è testimoniato sia dall’intervista di Videla che dalle dichiarazioni di preti di base e parenti di desaparecidos. Ma le complicità non si fermano qui: il vicariato militare, struttura religiosa presso le varie armi, ebbe un ruolo centrale nella copertura e nella giustificazione dei crimini contro l’umanità, il caso del cappellano militare Von Wernich che confessava e assolveva i torturatori e i piloti dei voli della morte ne è un esempio.

A quei tempi Bergoglio, a capo dei gesuiti,  dirigeva  l’Università del Salvador, la stessa  università che nel 1977, nel pieno della repressione, consegnò all’ammiraglio Massera, rappresentante della giunta e diretto responsabile delle attività della ESMA, una laurea honoris causa.  Bergoglio non appare alla cerimonia, ma vi appare il suo vice, Victor Sorzin,  (l’Università cacellò ogni traccia dell’evento, incluse le motivazioni della scelta di onorare con una laurea ad honorem un repressore genicida! Ma la foto della cerimonia è ancora visibile).

Cerimonia di consegna Massera-2                                                                                               Massera Laureato Honoris Causa

Allo stesso tempo preti di base, attivi nel quartieri popolari e per questo sospettati di sovversione, furono oggetto della repressione: in molti furono sequestrati, torturati e uccisi. Tra le vittime anche delle suore, tra cui le religiose francesi Léonie Duquet e Alice Domon che avevano cominciato a lavorare con la Madri de Plaza de Mayo (per il loro se   questro, tortura e uccisione è stato condannato il torturatore ex-ufficiale della Marina argentina Afredo Astiz, infiltratosi nel gruppo delle Madri e principale organizzatore del sequestro).

Sul caso dei padri gesuiti Orlando Yorio e Francisco Jalics, esistono interpretazioni divergenti: secondo Bergoglio lui stesso si adoperò per farli liberare, secondo altre testimonianze, tra cui la sorella di Yorio e Luis Zamora, avvocato, deputato e militante per i diritti umani argentino, fu  Bergoglio a delegittimarli, cosa che li rese vulnerabili e permise il loro sequestro. Durante l’interrogatorio di Bergoglio da parte dei giudici argentini, il testimone dichiara di aver saputo che i due gesuiti erano stati sequestrati dalla Marina, cosa che stupisce i giudici che chiedono come potesse essere al corrente di una cosa tenuta strettamente segreta: i sequestri avvenivano di notte, con personale in borghese, automobili nere e senza targa e le famiglie giravano impazzite da un commissariato all’altro per avere notizie. La risposta di Bergoglio è: “Era una voce della strada… vox populi, vox Dei…” (video 5, a partire dal minuto 8 circa). Altre domande riguardano le iniziative prese da Bergoglio una volta che i sacerdoti furono liberati e si seppe che erano stati torturati alla ESMA, anche in questo caso le risposte sono non circostanziate, così come le domande sulla comunione che i religiosi ricevettero da un gesuita mentre erano alla ESMA (video 7, circa minuto 8, intervista con Luis Zamora, avvocato e difensore dei diritti umani che fece parte della commissione che interrogò Bergoglio).  Emilio Mignone, padre di una giovane seminarista desaparecida, scrisse questo a proposito di Yorio e Jalich:” In alcune occasioni la luce verde [alla repressione] è stata data dagli stessi vescovi. Il 23 maggio 1976,  la Marina arrestò Orlando Iorio nel quartiere Bajo Flores e lo trattenne per cinque mesi come “desaparecido”. Una settimana prima dell’arresto, l’arcivescovo Aramburu gli aveva ritirato le sue licenze ministeriali, senza motivo o spiegazione. Iorio nella sua prigionia, apprese che la Marina interpretò una tale decisione e forse alcune manifestazioni critiche del suo provinciale gesuita Jorge Bergoglio, come un’autorizzazione a procedere contro di lui. “ . Tra l’altro la famiglia Mignone scrisse lettere alle autorità civili, militari, ecclesiastiche e solo dopo due mesi riuscì a sapere che la figlia Monica era stata sequestrata dalla Marina, e ancora oggi i figli di Emilio Mignone e fratelli di Monica affermano che fu l’intercessione di Mignone, e non di Bergoglio, a far liberare i due sacerdoti sequestrati.

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Altro aspetto controverso del ruolo di Bergoglio durante la dittatura riguarda la sua conoscenza o meno della sparizione dei neonati, nati in cattività da madri poi assassinate. Bergoglio risponde di esserne venuto a conoscenza solo durante il primo processo alla dittatura, ma viene contraddetto dalla testimonianza di Estella de La Cuadra. La famiglia de la Cuadra cercò disperatamente di ritrovare i propri cari tra cui una giovane figlia e sorella incinta di 5 mesi al momento del sequestro. Vennero ricevuti dalla gerarchia gesuita a Roma e rinviati a Buenos Aires, ad esporre il proprio caso a Bergoglio, che li indirizzò alla persona giusta, un monsignore vicino alle gerarchie militari, che spiegò come non ci fosse alcuna speranza di ritrovare in vita gli adulti, mentre il neonato era stato affidato ad una “famiglia come si deve” . Un biglietto scritto di pugno da Bergoglio a un certo Monsignor Picchi, nel quale spiega di aver avuto una coversazione con Luis de la Quadra, sta a indicare che almeno in quel caso Bergoglio era a conoscenza del problema, e la scelta della persona di riferimento indica, secondo la famiglia De la Quadra, una conoscenza dei legami fra chiesa e dittatura.  Picchi era vice di Monsignor Plaza, attivo collaboratore delle forze repressive della dittatura, cappellano militare della Polizia di Buenos Aires, denunciato per complicità in tortura e altri reati. La chiesa cattolica argentina è altresì implicata nel furto di neonati nati in cattività attraverso l’organizzazione MFC, Movimento Familiare Cristiano, una organizzazione cristiana accreditata dalle chiesa che svolgeva un compito di vera e propria agenzia per lo smistamento dei neonati nelle famglie vicine al regime (vedi al sito delle Abuelas, caso Castelli Trotta Milagros).

Carta di bergoglio a Picchi-1                                      La lettera di Bergoglio che raccomanda la Famiglia De la Quadra a Monsignor Picchi

I protagonisti delle udienze con Bergoglio dichiararono che si trattò di una delle testimonianze più difficili: “Dozzine di riferimenti mostravano una grande conoscenza dei fatti, ma anche una grande riluttanza a fornire tutte le informazioni. Jorge Bergoglio ha parlato di archivi, informazioni preziose che speriamo vengano rese note. Ha anche ammessa di aver saputo della detenzione di persone sequestrate alla ESMA.” La visione delle registrazioni video degli interrogatori, rende l’idea, e sorprende la mancanza di empatia e di dimostrazioni di costernazione di fronte ai fatti, orrendi, evocati.

Dopo anni di richieste gli archivi sono infine stati aperti nel 2017; Bergoglio era papa dal  marzo 2013. Sono accessibili solo a familiari di vittime e alle autorità della chiesa. Una scelta che rende lo studio dei documenti, senza l’appoggio di storici, documentaristi ed esperti, estremamente difficile.

La famiglia è fondata sul matrimonio tra uomo e donna ed è insostituibile, ha dichiarato più volte Papa Francesco. Checchè  se ne possa pensare di questa affermazione una cosa è certa: la famiglia non si fonda su dei genitori sequestrati, torturati e gettati vivi in mare dagli aerei; su delle giovani donne  sequestrate e torturate, che partoriscono in catene, a pochi metri dalle stanze di tortura, a cui i figli vengono tolti per essere affidati di nascosto a qualche militare o civile complice del regime. Ma questa era la famiglia secondo la giunta al potere in Argentina, ai tempi in cui Bergoglio faceva la sua carriera ecclesiastica.

I bambini sottratti nacquero in diversi luoghi, tra cui Campo de Mayo, una guarnigione militare che funzionava come base per la repressione, nella zona  Nord di Buenos Aires.  Vi passarono almeno 5000 persone, ne sopravvissero 43. Nella struttura operavano 3 centri di maternità clandestini, le partorienti erano registrate come NN, dopo il parto  dovevano scrivere una lettera alle famiglie, intesa a rassicurarle sulla sorte del bambino, dopodichè salivano sui voli della morte per essere gettate, con gli altri detenuti ancora vive in mare.  Una volta fatte sparire le madri si attivava il piano di sottrazione e appropriazione dei bambini, cui parteciparono militari, medici, ostetriche e infermiere e personale religioso.

Anche alla ESMA avvenirono dei parti clandestini.  Nel libro “Ese Enfierno: Conversaciones de cinco mujeres sobrevivientes de la Esma” di Munù Actis, Miriam Lewin, Cristina Aldini, si legge:

Ho potuto conoscere Laurita, la figlia di Susanita, e Federico, figlio di Liliana Pereyra (sequestrata incinta di 5 mesi, torturata, violentata, ha partorito alla ESMA ed è poi stata assassinata,  la sua riesumazione è servita a incriminare  sette militari), Juan, figlio di Alicia Alfosin (sequestrata incinta, ha partorito alla ESMA ed è stata fatta scomparire, come suo marito; il figlio fu consegnato a un ufficiale dei servizi di intelligence della polizia, ma una volta adulto, dubitando della propria identità, ha effettuato un test DNA e si è ricongiunto alle nonne), Sebastian, figlio di Patricia de Rosenfeld (sequestrata incinta, Sebastiano è l’unico neonato nato alla ESMA che sia stato riconsegnato alla famiglia con una lettera di pugno della madre, desaparecida, che servì come prova durante i processi che seguirono)” .

Altre testimonianze sulla ESMA e sulle donne che misero alla luce bambini in quelle condizioni si possono ascoltare nel ciclo di quattro puntate prodotto dalla RAI per la serie “Un giorno in pretura”.

Secondo le Abuelas de Plaza de Mayo, l’organizzazione delle nonne che cercano i propri nipoti nati nei centri di detenzione, tortura e stermino della dittatura argentina, sono circa 500 le donne sequestrate mentre erano incinte e desaparecidas. Nel giugno 2019 è stato recuperato ed è stata restituita l’identità al 130mo nipote.  Tanti, troppi, non sono ancora stati ritrovati e nonostante l’impegno di madri e nonne, la ricerca e’ difficile, e soprattutto la reticenza di chi non parla, fra questi la Chiesa, ancora insormontabile. Si aspetta, cinicamente, che le nonne passino a miglior vita per chiudere questo capitolo osceno.

Nel gennaio 2018,  a 40 anni dal sequestro e dell’assassinio delle madri, dopo anni di ricerche e di richieste da parte delle madri e delle nonne di Piazza de Mayo, la chiesa argentina ha deciso di aprire i registri dei battesimi alla ESMA. I documenti parlano di 118 neonati battezzati nella cappella della ESMA. Si tratta di un atto tardivo, come dicono le nonne, perchè sia loro che i nipoti sono stati privati dell’amore per 40 anni. Per non parlare del lutto e della memoria che ancora avvolge queste vicende: i figli sequestrati sono sempre desaparecidos, salvo alcuni ritrovati in fosse comuni, o in tombe senza nome man man che i corpi arrivavano dal mare sulle spiagge.

I registri di battesimo aprono un nuovo capitolo sul ruolo della chiesa dentro i centri di tortura. Alcuni prigionieri hanno raccontato di aver “ visto sottane” alla ESMA, qualcuno doveva battezzare i bambini, e nessuno dei sequestrati ancora in vita ha mai assistito a queste cerimonie. Dove avvenivano? Chi partecipava? E i bambini erano gia’ nelle mani di altre famiglie? Chi vi faceva da padrino o madrina?

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Sono innumerevoli le prove di connivenza a tutti i livelli della chiesa cattolica argentina ai tempi della dittatura, e i processi ancora in corso non fanno che confermarlo. La chiesa potrebbe rispondere a molte domande ancora aperte sui crimini commessi, e  senza dubbio Bergoglio, per il suo ruolo e la sua posizione ai tempi della dittatura, fa parte di chi a queste domande potrebbe fornire risposte.

Per ritornare alla Bolivia, allora perchè stupirsi del fatto che il Vaticano si schieri non con gli indigeni, i contadini, i minatori, per la prima volta sulla via del riscatto con le politiche di Evo Morales, ma con le borghesie “bianche” , i latifondisti, e l’estrema destra? Non è quella la vocazione delle gerarchie  cattoliche nel continente? Quanti golpe militari hanno ricevuto l’avvallo palese o meno delle gerarchie cattoliche sudamericane? Anche a costo di sacrificare i propri adepti impegnati nel sociale?

All’elezione di Bergoglio ci furono commentatori che dissero che mentre Woytila aveva avuto il compito di seppellire il socialismo reale nell’Europa dell’Est, Bergoglio avrebbe avuto il compito di seppellire i tentativi di governo popolare e egualitario nel continente americano. Staremo a vedere, perchè forse non sarà altrettanto facile. Intanto in Bolivia si muore, la repressione avanza e si struttura, e dalla Chiesa cattolica arriva solo silenzio e complicità.

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