Bolivia la Croce e la Spada

Bolivia, la Croce e la spada!

La golpista autonominata presidente della Bolivia, Jeanine Añez scrisse nel 2013:  “Sogno una Bolivia libera dai riti satanici indigeni, la città non è per gli indigeni, che se ne vadano nell’altipiano o nel chaco; …che l’anno nuovo aymara non veda l’alba, satanici! Nessuno può rimpiazzare Dio!”

Fernando Camacho  ha dichiarato durante il saccheggio del palazzo presidenziale “Mai più ritornerà la Pacha Mama [divinità indigena della Madre Terra]  in questo palazzo, la Bolivia appartiene a Cristo!” . Su Camacho, i suoi legami con le destre locali e continentali, vedi qui.

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Il governo autoproclamato ha intanto ha dato licenza di uccidere a poliziotti e militari,  ha annunciato la creazione di un apparato speciale per la detenzione dei deputati affini al MAS, Movimento per il Socialismo di Evo Morales, che starebbero incitando alla violenza.  La autoproclamata presidente parla di sovversivi…parola chiave del golpismo sudamericano per designare chiunque si opponga, imprigionarlo, sequestrarlo, torturarlo, farlo sparire o sparargli addosso; l’autoproclamata ministra dell’informazione attacca i giornalisti che riportano le manifestazioni di protesta e minaccia di espellere i giornalisti stranieri. Una giornalista di Al Jazeera, Teresa Bo, che riporta dalla piazza, viene intenzionalmente colpita con spray urticante in faccia da un poliziotto durante una ripresa.

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Intanto in Bolivia si protesta e si muore, sono 25 ad oggi i morti assassinati da forze dell’ordine e militari intervenuti per reprimere le manifestazioni. Una grande manifestazione contro il golpe si è tenuta ieri a La Paz,  altre a Cochabamba, e dappertutto nelle regioni andine i popoli originari che supportano Morales, primo presidente indigeno del continente, che ha introdotto nella costituzione elementi fondamentali della cultura indigena, manifestano contro il golpe, sfidano la repressione nelle loro terre e marciano al grido di “la Whipala si rispetta” la bandiera indigena che i militari fedeli ai golpisti hanno strappato dalle loro divise.

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Le popolazioni sono decise ad opporsi al golpe con tutte le forze, intuendo che niente di buono verrà loro dal governo autoproclamato delle destre razziste, latifondiste e neoliberiste. Le conquiste di questi anni verranno spazzate via, la repressione si è già instaurata, lo pseudo governo golpista è già uscito dall’Alba, ha espulso i medici cubani (tanto curano i poveretti…) e sta gettando le basi per la riscossa delle multinazionali che si riprenderanno le aziende nazionalizzate da Morales. Non esiste compromesso possibile con lo pseudo governo fascista, militarista e razzista, chi protesta lo sa benissimo.

Nel mezzo della violenza repressiva vi sono però anche diserzioni e le prese di posizione di poliziotti e militari che si rifiutano di sparare sulla gente si fanno sempre più numerose

 

 

Quindi non è detta l’ultima parola, niente mette più panico fra i golpisti del fatto di non poter contare sulla fedeltà delle forze repressive. Inoltre la Bolivia e l’intero continente non sono più quelli degli anni ’70; l’educazione popolare, l’accesso al potere locale, la dignità riconquistata non si cancellano a colpi di bibbie e di gruppuscoli fascisti e minoritari. Alla Bolivia democratica giunge il sostegno dei paesi amici, e le critiche al golpe cominciano ad apparire nonostante la censura dei media. Sono migliaia i twitter sugli hashtag come BoliviaGolpeDeEstado, BoliviaResiste, EvoEsElPresidente,DictaturaEnBolivia.

Il golpe ha ricevuto l’avvallo esplicito della chiesa cattolica boliviana. Sul sito San Francesco Patrono d’Italia si legge: “…La Chiesa, la Conferenza dei vescovi, aveva chiesto a Morales di dimettersi da Capo dello Stato, così come lo hanno poi chiesto anche i militari. Morales lo ha fatto, ma poi ha fatto la vittima. Alcuni a quel punto si sono chiesti cosa fare. Si è pazientato un po’, fino a che si è arrivati al nuovo Capo dello Stato, Jeanine Anez. Ora vediamo come si comporterà la nuova presidente…”

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E Papa Francesco?  Commenta il sito argentino Diario de la Isquierdia:  “Gli apologeti locali del Vaticano, adoratori di Francesco, provano una eccitazione peculiare ogni volta che il sommo pontefice parla di America Latina con la sua retorica “progressista” e “antineoliberale”. Ma negli ultimi giorni la loro vita si sta complicando. Da un lato alzano la voce per ripudiare il Golpe in Bolivia, dall’altro mantengono il silenzio sul deliberato allineamento della chiesa cattolica con gli esecutori del Golpe.  Non è la prima volta che si produce una sinergia fra i concetti di “Bergoglio” e “di colpo di stato”. Ancor meno fra “chiesa” e “dittatura”. Come se l’Argentina non lo sapesse. Ogni golpe del XX secolo potè contare sull’approvazione, la giustificazione e la benedizione della gerarchia ecclesiastica. Per non parlare della ultima dittatura del 1976, che la storia ha definito “civico-militare-ecclesiastica””.

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Il silenzio del papa, che ha solo lanciato un generico richiamo alla preghiera per la Bolivia, può vuoler dire che da navigato politico com’è, Bergoglio, che è riuscito a passare quasi indenne, sebbene con qualche macchia, attraverso una dittatura appoggiata dalla chiesa di cui era parte integrante, e si è costruito una immagine di progressista, stia aspettando di vedere come evolverà la situazione. Magari trovando poi il modo per dissociarsi dalle gerarchie boliviane se il golpe diventasse un imbarazzo, o continuando con gli appelli generici alla pace. Ma ogni giorno che passa il silenzio e la complicità della chiesa assumono un peso maggiore.  L’hanno capito bene i contadini e gli indigeni boliviani che manifestano e resistono al golpe: “ Sono venuti a ucciderci come gli spagnoli, con la Bibbia e la spadadice un manifestante a El Alto.

Jorge Bergoglio, ora Papa Francesco, al banco di prova della democrazia, dell’eguaglianza sociale e economica, e del rispetto dei popoli indigeni del sudamerica, fallisce; il suo silenzio evoca una delle pagine più nere della chiesa cattolica e del suo stesso passato; l’immagine mediatica di papa “progressista” difensore degli umili, svanisce tra i crocefissi, le bibbie e i fucili dei golpisti.

Intanto oggi 20 Novembre 2019 polizie e esercito sparano sui manifestanti a La Paz a El Alto a Senkata e fanno nuovi morti

Per seguire gli avvenimenti cliccare qui   

 

 

 

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