Adelante Camila!

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Camila Vallejo è il “volto” e la “testa” più nota della rivolta studentesca in Cile nel 2011 ed ora è stata eletta, candidata del Partito Comunista Cileno, nelle recenti elezioni politiche/presidenziali al Congresso insieme ad altri tre dirigenti universitari, segnando un cambio generazionale nella politica cilena.

Le grandi proteste e manifestazioni studentesche del 2011 diedero una forte scossa al governo conservatore del presidente Pinera incidendo sensibilmente nella seguente campagna elettorale dove uno dei cavalli da battaglia della ora presidente MIchelle Bachelet fu la promessa di riforme fiscali per finanziare la rifondazione dell’educazione scolastica.
Leggiamo parte di un intervento di Camila Vallejo all’assamblea delle organizzazioni universitarie:

Crediamo che la chiave di successo del movimento studentesco sia di situare la federazione in una posizione di avanguardia a livello nazionale tornando a coinvolgere le reti sociali con il popolo , i lavoratori, le organizzazioni sindacali e con i giovani che si fermarono davanti all’università lanciando pietre alla polizia, in altre parole parliamo di volgere il nostro sguardo all’insieme dei problemi sociali che oggi circondano le università e con i quali siamo intimamente vincolati e compromessi.
Dobbiamo rompere quella bolla che mette nelle università l’individualismo e l’esito personale comelinea di condotta per gli studenti sopra idee e concetti fondamentali come la solidarietà, la comunità e la collaborazione tra noi.
Siamo contrari alla visione di una università che è solo frequentarla per prendere buoni voti e abbandonare quanto prima le sue aule per uscire a guadagnare soldi nel mercato del lavoro, abbiamo occhi sufficentemente aperti per capire che fuori c’è un mondo da conquistare che chiede la nostra energia, il nostro sforzo e il nostro sacrificio per coloro che già hanno aperto gli occhi sulle iniquità sociali presenti in tutti gli angoli del nostro paese.
Il nostro compromesso per la trasformazione sociale è irrinunciabile perchè necessitiamo oggi più che mai di una profonda discussione rispetto al paese che vogliamo costruire e a partire da questo quale è il tipo di università che si porrà al centro di questa costruzione.
Non crediamo nell’università come spazio neutro dentro la società, l’università deve essere uno spazio vivo nella costruzione e nello sviluppo di un progetto paese che come cittadini portiamo avanti giorno dopo giorno , la nostra responsabilità è generare organizzazione che ci permetta trasformare l’università per così trasformare la società……..
Come donna posso vedere, vivendole sulla mia stessa carne, le attuali forme di oppressione di cui siamo vittime nell’attuale configurazione macista della società.
In Cile diciamo essere un paese sviluppato e ci riempiamo di orgoglio per il nostro recente ingresso nella OCDE ciò nonostante dietro la cortina fumogena del progresso economico e dell’ottimismo del giaguaro latinoamericano si nasconde una storia di oppressione e di sessismo che perdura.
Le donne soffrono ogni giorno tutti i tipi di discriminazione nella ricerca del lavoro, nella copertura della salute, nei salari, nella partecipazione alla vita politica. Solo ieri leggevo: alle donne quando cercano lavoro più della loro qualità professionale si richiede la presenza e non basta essere amabili e generose devono essere anche graziose, simpatiche e civettuole però non troppo. Si esige che siano presentabili però senza passare i limiti se no le si critica come presuntuose. Le si elogia per essere madri e le si esclude se hanno figli. Si sospetta della donna giovane perchè destabilizza il “branco”e la si rifiuta quando passano gli anni perchè ha perso competività.La si rifiuta quando è brutta e anche quando è bella nel primo caso si dice che è repulsiva, nel secondo che è provocante: quando non è nessuna delle due la si definisce mediocre.
Queste sono le condizioni in cui attualmente le donne cercano la loro emancipazione e queste sono le condizioni che cercherò di trasformare.

Tocca ora a Camila Vallejo come deputato cileno controllare che le promesse del nuovo governo sulla riforma del sistema educativo e non solo vengano mantenute. Vorremmo che questa giovane voce di speranza potesse moltiplicarsi non solo in america latina ma in tutti i lati del mondo per rinnovare quella “radicalità” necessaria al superamento del neo liberismo e contro il degrado di questo mondo devastato dalla voracità del gran capitale verso la costruzione di una nuova società e così parafrasando le parole di un’altra donna cilena (Marta Harnecker) rendere possibile ciò che sembra impossibile.

Tinku gennaio 2014

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